Abruzzo, mozione contro teoria gender è grave disinformazione istituzionale

icDi recente la quinta commissione del Consiglio Regionale della Regione Abruzzo ha approvato con larga maggioranza (che ha incluso FI e PD) una risoluzione nella quale si impegna a stabilire un dialogo con l’Ufficio Scolastico Regionale per evitare l’insegnamento della “teoria gender” nelle scuole abruzzesi nello spirito della tutela dei minori e delle famiglie spesso sottoposte a “disinformazione”. Questa risoluzione si pone in contrasto con quanto espresso dal Ministero dell’Istruzione nel decreto “Buona Scuola”, nonché dalle le linee-guida dell’OMS, che invitano a fornire strumenti contro la lotta a bullismo, bullismo omofobico e a sostenere la parità di genere, come ricorda Mario Mazzocca – Capogruppo SEL.
Dobbiamo inoltre esprimere tutto il nostro sostegno alla collega e Assessore della Regione Abruzzo Marinella Sclocco, , che ricorda come “La proposta di risoluzione avanzata dalla Commissione Consiliare […] appare offensiva, fuorviante e frutto soltanto di una strumentalizzazione che tira in ballo la scuola. E’ un’offesa verso il mondo della scuola, verso i nostri docenti, verso la loro serietà e responsabilità educativa.”

Non si può non esprimersi a favore della lotta alla disinformazione. Questa lotta andrebbe fondata appunto sulla corretta informazione di chi la propugna, e non solo su posizioni ideologiche. (E’ inoltre da fare un appunto argomentativo: l’onere della prova spetta a chi sostiene una tesi, per cui sarebbe interessante osservare prove scientifiche della dannosità dell’insegnamento di una educazione affettiva e sessuale sensibili alle differenze di genere, o almeno fonti autorevoli in cui si parli diffusamente dei precetti e delle mire della “teoria gender”).

Un primo atto in questa direzione è ricordare che non esiste alcuna “teoria (dottrina, ideologia) gender, ma esiste solo un campo di studi di genere (in inglese gender studies) che si occupa di approfondire in maniera multidisciplinare i significati e le determinanti sociali e culturali dell’identità e dei ruoli di genere e della sessualità umana.
Detto questo, possiamo fare nostra la distinzione tra il sesso biologico (sex) e genere (gender). Il primo è dato dall’insieme delle caratteristiche fisiche del sesso a cui appartiene un individuo, determinato geneticamente e biologicamente e affermiamo che vi sono importanti differenze tra il sesso maschile e quello femminile. Il secondo è costituito dal riconoscimento che ogni cultura fa di queste differenze, unito ad aspettative e significati e codici di comportamento è il genere. Nel momento in cui pensiamo a come una persona rappresenta fa sue le norme culturali e rappresenta se stesso parliamo di identità di genere, e siamo all’intersezione tra dimensione biologica, dimensione culturale e dimensione psicologica.

Possiamo riconoscere perciò che il sesso di appartenenza è un dato forte e che non è oggetto di scelta, così come l’orientamento sessuale, e perciò vorremmo rassicurare la Commissione sul fatto che proprio per questo l’educazione informata dagli studi di genere non può rendere “neutri” i bambini, come non può alterare il loro corredo genetico.
Andiamo oltre sostenendo che è proprio perché il sesso e l’orientamento sessuale non si scelgono e sono oltretutto declinati secondo la cultura di appartenenza che esiste una infinita varietà nel modo in cui sono espressi e vissuti. E’ proprio questa varietà a rendere un bisogno educativo la promozione di iniziative di educazione sessuale ed affettiva che siano in grado di tenere in considerazione e valorizzare le differenze individuali, anziché reprimerle su base ideologica. Sempre in questa direzione non possiamo che auspicare il coinvolgimento attivo della famiglia in questa educazione, e mettere a sua disposizione strumenti adeguati al tempo ed in linea con i risultati della ricerca attuale.
In estrema sintesi non possiamo che esprimere estremo dissenso per una risoluzione antidemocratica, assolutamente retrograda ed ideologizzata che sembra aver perso ogni contatto proprio con il senso della realtà della quale si vuole paladina.

La redazione

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