Announo: lo scontro tra tifoserie sulla vita delle persone LGBTI

Di Rosario Coco – Il titolo della puntata di ieri sera di Announo, il programma di Giulia Innocenzi sul la7,  era “Figlio di gay?”.

Nessuno mette in dubbio le buone intenzioni della giornalista, ma purtroppo il risultato della puntata, in termini di informazione e possibilmente di diffusione di una cultura dei diritti e del rispetto reciproco, è stato nettamente negativo e controproducente.

Partiamo dal titolo, parziale e anche maschilista, che pone l’accento sulla parola “gay” in maniera negativa, come se toccasse a qualcuno scegliere se concedere o meno i figli, quando i figli delle coppie omogenitoriali esistono già e sono decine di migliaia (100.000 i figli con genitori omosessuali, rapporto Arcigay 2005).

Il punto nodale della questione è però il seguente: è possibile parlare di diritti mischiando opinioni e pareri che hanno pesi scientifici e culturali completamente diversi? che senso ha, sopratutto, mischiare scienza e luoghi comuni, quando certe opinioni del tutto gratuite e completamente infondate incidono in modo devastante sulla vita e la dignità delle persone? Che senso ha lanciare su twitter i sondaggi “figliodigaysi?” o “figliodigayno”? ci rendiamo conto della violenza che può avere una cosa del genere su persone adolescenti fragili o anche sui figli di coppie omosessuali?Poi magari, dopo aver fomentato le contrapposizioni, andiamo a scovare il caso del ragazzo con due madri che non è felice, come se una coppia omogenitoriale debba essere necessariamente cristallina e perfetta senza avere i problemi delle altre coppie, con il carico ulteriori dei pregiudizi e della pressione sociale.

Dei diritti e della vita delle persone bisogna parlare con cognizione di causa: non stiamo discutendo della manovra finanziaria,  di denaro pubblico che andrà a questa o a quell’altra opera, di sgravi fiscali al lavoratore o all’impresa: non siamo, insomma su un terreno di compromesso, dove, in un certo senso, una parte cede qualcosa. Siamo su un terreno in cui ci sono persone con diritti umani negati di fronte alle quali chi ritiene che non bisogna riconoscere tali diritti deve fornire argomenti puntuali e circostanziati.

Non si può aprire con il caso umano di Luca Di Tolve, che racconta in giro di essere tornato etero e di tenere corsi per “guarire”, quando il mondo intero e persino 9 ex guru mondiali delle terapie riparative hanno fatto marcia indietro chiedendo scusa a migliaia di persone.

E’ assodato che queste persone o sono bisessuali o sono semplicemente vittime di una fortissima omofobia interiorizzata che li porta a reprimere se stessi in nome di un’ideologia. Inoltre, se il titolo è “figlio di gay?” perchè iniziare con chi dice che i gay sono malati? è come iniziare a correre scegliendo la salita più ripida che esista, un modo di orientare la puntata che fomenta i pregiudizi. Andando avanti, chi è un Monsignore per discutere di come tutelare i diritti dei figli? chi rappresenta Aldo Busi, messo come contro parte del prelato? Per non parlare della citazione a Monsignor Paglia, Presidente del pontificio consiglio per la famiglia, un vescovo accusato dalla magistratura di associazione per delinquere. Dove stavano i giuristi, i medici, gli avvocati e persino i teologi che studiano il tema, come Vito Mancuso?

Gli unici che hanno dato un minimo di spessore alla puntata sono stati il filosofo Galiberti, Andrea e Dario dell’associazione di cristiani omosessuali Nuova Proposta e Antonio Di Pietro. Vero è che il tema della serata non è stato definito in maniera precisa: troppa carne al fuoco, troppi argomenti, troppi concetti. Infine, nessuno ha detto la cosa più ovvia: cosa cambia nella vita di Luca Di Tolve, Monsignori Sigalini e alcuni dei ragazzi in studio, se le famiglie omogenitoriali e le persone omosessuali vengono riconosciute con la stessa dignità e gli stessi diritti degli altri?

E’ proprio questo il senso di non far passare la logica del compromesso: nel riconoscere i diritti non ci perde nessuno. Purtroppo, però, anzichè fare informazione si è prodotto uno scontro di tifoserie, con il risultato che chi aveva dei pregiudizi, ieri sera, ne è uscito enormemente rafforzato nelle proprie convizioni.

Fonte www.gaynet.it