Brasile, intervista sul 14enne ucciso perchè “figlio di gay”

Un immagine del Pride di San Paolo in Brasile

Di Rosario Coco –  Quanto accaduto al giovane 14enne di San Paolo nella giornata di martedì 10 marzo, picchiato a morte da un gruppo di compagni perchè figlio di genitori omosessuali, rimane ancora una vicenda dai tratti poco chiari. Abbiamo intervistato Humberto Duraes, cittadino brasiliano in Italia, giornalista e traduttore, che lavora nel settore dell’arte e della cultura a Roma e partecipa al gruppo di cristiani omosessuali “Nuova Proposta”.

Cosa è successo esattamente secondo la stampa brasiliana?
Ho letto che il ragazzo 14enne è stato pichiato da altri ragazzi a scuola e il motivo dell’aggressione sarebbe stato il fatto che lui fosse figlio di una coppia gay. Lo ha confermato un suo fratello che ha visto l’attacco. I genitori non sapevano che lui subisse qualche tipo di discriminazione a scuola e intenteranno una causa contro lo Stato di San Paolo per quanto accaduto. La scuola invece ammette  che ci sia stata l’aggressione, ma dice che si è trattato di una lotta tra ragazzi che non riguardava l’omofobia, sostenendo anche che il ragazzo avesse già un aneurisma che ne avrebbe  causato la morte dopo l’aggressione. La verità la sapremo solo dopo a conclusione dell’indagine della magistratura di San Paolo.

Humberto Duraes

Si hanno notizie di altri episodi di questo tipo?
In Brasile purtroppo le agressioni per omofobia non sono rare. Anzi, il Brasile è ancora il Paese in cui più si uccidono più persone LGBT al mondo. Comunque sia, è la prima volta che si sente parlare di qualcuno che abbia subito un’agressione non per essere gay ma, semplicemente, per essere stato adotato da omossessuali.

Come reputi la situazione delle discriminazioni nel tuo Paese rispetto all’Italia?
C’è innanzitutto una componente culturale. A prescindere della discriminazione, il Brasile è un paese molto violento. Si uccide ancora per un cellulare o per una bici. E poi, anche se sembra qualcosa di paradossale, il popolo brasiliano è in genere molto conservatore. In Italia, può dare fastidio a qualcuno vedere i gay che si baciano, ma che li si voglia picchiare con un pezzo di legno è un altro conto. Al massimo girano la testa, anche se è vero che ogni tanto anche qui si sente parlare di certe cose orrende. A San Paolo si tiene il più grande Pride al mondo, con milioni di persone nella Avenida Paulista tutti gli anni. Eppure a novembre una coppia di ragazzi gay è stata cacciata via dalla metro di San Paolo perché si baciavano e dopo sono stati picchiati da altri 15 ragazzi. Io dico sempre che, su quest’argomento, la legge in Brasile è molto avanti rispetto al popolo. In Italia succede il contrario: la società è molto più avanzata delle leggi di cui dispone. In Brasile i gay si possono pure sposare, ma ciò avviene in un certo senso perchè i diritti sono più “urgenti”. Servono non solo per dare accesso ai diritti patrimoniali e di successione, ma per custodirgli la vita stessa.

Che interventi dovrebbe adottare il governo per evitare simili episodi? Bisogna preoccuparsi anche in Italia?
Adesso abbiamo un governo di sinistra che ha fatto molto in questa direzione, sopratutto cercando di promuvere  leggi e forme di inclusione. Tuttavia, nel frattempo, bisogna educare la popolazione. Un bambino a scuola deve impare che se al suo compagno piacciono i maschetti, va comunque bene. Ma ogni volta che si prova ad elaborare direttive in questo senso, i conservatori parlano di “dittatura gay”, di “incentivo all’omossessualità” e cose del genere. Allora i progetti non vanno in porto, la gente rimane ignorante e i gay continuano ad essere pichiati ed uccisi. Per quanto riguarda l’Italia, come ho già detto, siccome è un Paese di livello culturale più alto, bisogna semplicemente persistere in questa strada: quella dell’inclusione e dell’informazione.

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