La Cassazione riconosce il cambio del nome senza intervento chiurgico per le persone trans

movimento-identità-transgender-sentenza-cassazioneIl giorno dopo l’ennesimo slittamento delle Unioni Civili, che vedranno l’aula del Senato nel prossimo mese di ottobre anzichè ad agosto, la Cassazione emana un’altra sentenza magistrale di civiltà, riconoscendo la legittimità della richiesta di una persona trans di 45 anni che chiedeva il cambio dei dati anagrafici senza subire un intervento chirurgico di esportazione dei caratteri sessuali primari.

La Cassazione riconosce l’importanza e la serietà dei trattamenti medico-sanitari ai quali la persona si è sottoposta sin dalla giovane età e sopratutto il fatto che da oltre 25 anni ella viva in una condizione di equilibrio psicosomatico che la porta ad indentificarsi come appartenente al genere femminile proprio di una data realtà sociale di riferimento. I giudici riconoscono insomma la dignità e la grande sofferenza psicologica alla base del percorso delle persone transgender e sottolineano l’importanza dell’autodeterminazione individuale nell’assecondare la propria indentità di genere e portare a compimento il percorso di “ricongiungimento tra soma e psiche”.

Era chiaro sin dagli anni 60 che la “disforia di genere” fosse una condizione medica che andasse assecondata e non curata intermini repressivi. Adesso siamo di fronte ad una sentenza storica per il movimento LGBTI ed in particolare transessuale, che consentirà a molte persone di poter risolvere gravi problemi di vita sociale e quotidiana senza doversi necessariamente sottoporre ad un intervento chirurgico invasivo e doloroso.

Mario Marco Canale

Presidente Nazionale Anddos