Cambio di sesso: le nozze valgono lo stesso, la consulta accoglie il ricorso

In seguito al ricorso presentato da Alessandra Bernaroli, che si è vista decadere gli effetti del matrimonio a seguito del cambiamento di sesso,  la Consulta, nella sentenza ieri depositata, ha affermato che la legge n. 164 nel 1982, contenente norme in materia di rettificazione di attribuzione di sesso, è incostituzionale perché, sciolto il matrimonio in conseguenza del cambiamento di sesso, non prevede la possibilità che intervenga un’altra forma di convivenza giuridicamente riconosciuta «che tuteli adeguatamente i diritti ed obblighi della coppia medesima, con le modalità da statuirsi dal legislatore». Il pronunciamento, quindi, va letto come un forte invito al legislatore a provvedere nella direzione delle unioni civili o dei pacs per regolare forme di convivenza al di fuori del matrimonio.

DIVORZIO D’UFFICIO - Ieri alla Consulta si era celebrata l’ultima udienza di una storia iniziata nel 2009, dopo il riconoscimento del cambio di genere di Alessandra Bernaroli. Un divorzio d’ufficio che i coniugi hanno cercato di cancellare in tribunale, fino alla decisione della Cassazione di rimettere gli atti alla Corte costituzionale. Nel corso dell’udienza, l’avvocato Francesco Bilotta, che insieme alla collega Anna Maria Tonioni rappresenta la coppia, ha chiesto ai giudici di considerarsi «un organo della società civile prima che un organo dello Stato». La decisione della Corte potrebbe aprire un precedente storico: secondo le associazioni per i diritti lgbt, sarebbe uno sdoganamento delle coppie gay, anche se Alessandra rimarca che il loro «non è un caso di omosessualità, ma di transessualismo»
Fonte: Corriere di Bologna
La redazione