Caro Presidente Mattarella chiamaci con i nomi che abbiamo, perché noi siamo una risorsa

Di Delia Vaccarello – Il discorso di insediamento del nuovo Presidente mi ha provocato brividi ed emozioni per il rispetto profondo che nutro nei confronti delle Istituzioni, ma non ha lenito una ferita aperta: dove sono, Presidente, i diritti da riconoscere e che vengono ancora negati a tanti cittadini sulla base del loro orientamento sessuale e della identità di genere? Caro presidente, se dici la parola lesbica o la parola gay non solo domani migliaia di cittadini smetteranno di nascondersi, ma la società riconoscerà che gay, lesbiche, bisessuali e transgender sono una risorsa enorme per tutti.

Mattarella è palermitano come me, e il brivido nel vedere eletto Presidente un esponente della mia terra di origine ha rafforzato il sapore dolce amaro della mia partecipazione da cittadina all’importante ingresso del neo presidente al Quirinale.

Faccio una analisi lessicale, sapendo che i fatti verranno e che dei fatti parleremo. Ma oggi analizziamo le parole, che sono vita e danno vita, oppure la oscurano.

Mattarella ha parlato di famiglia al singolare citando “la famiglia” risorsa della società.” Ha scelto dunque di non riconoscere che un nucleo di due uomini e di due donne che si amano possa essere famiglia. Poi ha parlato delle donne, delle comunità straniere, dei disabili……… Non di gay, lesbiche, trans. Non ci ha ricordati anche se costituiamo una emergenza nel nostro Paese. E’ innegabile infatti: la mancanza dei diritti per le nostre unioni segnala che nel nostro paese c’è una lacuna nel riconoscimento dei diritti umani che ci confina agli ultimi posti in Europa.

Quando ha parlato della Resistenza mi sono ancora di più emozionata, in genere mi emoziono non solo per il significato storico della parola Resistenza, ma anche per ciò che ha voluto dire “fare resistenza” sia nella mia vita sia in quella di tanti gay, lesbiche trans. Questa volta, però, mi sono emozionata di più: fino al 31 luglio ho scritto sull’Unità, giornale fondato da Gramsci e diffuso in clandestinità. Un giornale che ha dato voce alla questione omosessuale con il coraggio di chi sa interpretare le emergenze del nostro tempo. Un giornale che oggi non è più in edicola.

E veniamo alla possibile citazione. Mattarella ha poi espresso l’intenzione di favorire il “pieno sviluppo dei diritti civili nella sfera sociale economica affettiva….” . Ho ritenuto che noi fossimo inseriti nella espressione “diritti civili nella sfera affettiva”, ma la categoria è talmente ampia che il riferimento poteva essere ai diritti delle famiglie etero ricomposte, cioè ai diritti del secondo marito di una donna che ha avuto figli in un primo matrimonio. Diamo per buono che si riferisse a gay e lesbiche. Allora va detto a gran voce che le nostre unioni non sono soltanto affettive, che è la sessualità a fare la differenza. La tradizione cattolica contempla l’amore tra una donna e una altra donna se resta solo nella sfera del sentimento e non diventa unione sessuale. Dunque l’espressione puntuale sarebbe stata “diritti civili nella sfera sessuale e affettiva”. Ancora, dopo questo passaggio, Mattarella ha parlato di Unione Europea. E avrebbe potuto, proprio riferendosi alla Unione Europea e al Consiglio d’Europa, citare il grande lavoro fatto per il contrasto delle discriminazioni e per il riconoscimento dei diritti a gay lesbiche e trans non in quanto minoranza, ma in quanto cittadini che non godono del giusto riconoscimento sul piano delle leggi.

Nella giornata mondiale contro l’omofobia del 2013 Napolitano parlò di “orientamento sessuale” un termine diffuso in ambito europeo, disse, e che l’Europa come istituzione ha messo alla base della sua azione di contrasto delle discriminazioni e di sostegno al riconoscimento dei diritti.

Mattarella avrebbe potuto inserire in questo passaggio il riferimento ai “diritti civili nella sfera affetiva” e sarebbe stato più chiaro.

Attenzione: se scompare il nome scompare anche chi viene individuato attraverso quel nome, scompaiono i cittadini.

Altra l’ampiezza del discorso di Obama nell ‘ultimo “State of The Union speech”:condanniamo la persecuzione delle donne, delle minoranze religiose, o delle persone gay, lesbiche, bisessuali e transgender”, ha detto il presidente degli Stati Uniti. A confortare però l’apprensione scaturita da queste mie analisi è stata la presenza del cagnolino. Nell’atrio del quirinale c’era un cagnolino con un “vestitino” rosso che si è accucciato a pochi passi da Mattarella. Un ospite completamente inedito in un simile contesto istituzionale. Io so che chi ama gli animali, come dimostra un’ampia letteratura, sviluppa una grande sensibilità verso chi è debole o, nel nostro caso, povero di diritti. Me lo insegna tutti i giorni il rapporto che stringo con il mio cagnolino di nome Lacan.

E dunque rinnovo l’invito: Caro presidente parla di gay, lesbiche, bisessuali e transgender, perché noi siamo una grande risorsa per questo Paese e abbiamo un valore come tutti gli altri cittadini.