Irlanda, cattolici e protestanti per il sì al referendum sul matrimonio egualitario – nasce coalizione interreligiosa

Di Rosario Coco – L’irlanda si esprimerà nel prossimo mese di maggio in un referendum per la legalizzazione del matrimonio egualitario. Il referendum ha trovato ampio sostegno nell’opinione pubblica, ma la storia delle consultazioni referendarie nel Paese è fatta di risultati imprevedibili, a causa della bassa affluenza e di numerosi fattori che potrebbero influenzare il voto. Preoccupa in particolare la propaganda di potenti gruppi cattolici contrari al same-sex marriage.

Per questo motivo, un gruppo di organizzazioni religiose hanno formato una coalizione intercofessionale che include cattolici e protestanti, occumunati dal sostegno al matrimonio egualitario. Ecco così FIME (Faith In Marriage Equality) una compagine che associa realtà quali We are Church Ireland, Gay Catholic Voice Ireland and Changing Attitude Ireland.

“Vogliamo sottolineare che le persone credenti possono votare sì al referendum”. Cosi Richard O’leary esponente della coalizione. “Gesù era un campione degli oppressi e delle minoranze e ci sono messaggi positivi nei nostri insegnamenti religiosi che sostengono la piena inclusione e giustizia sociale per le persone omosessuali e per le loro relazioni nella nostra società”.

Ciarán O’Mathúna di Gay Catholic Voice Irlanda ha chiesto ai cattolici di “essere coraggiosi” e votare a favore del matrimonio omosessuale.

Non possiamo certo dimenticare che la pratica referendaria sui temi relativi ai diritti umani si è rivelata spesso rischiosa ed è  tutt’ora oggetto di numerose perplessità in termini di principio,  espresse anche da ILGA per altro dopo il risultato favorevole in Slovacchia.   Tuttavia, a prescindere dall’esito della consultazione di maggio,comunque la si possa pensare sul referendum, questo fenomeno è senza dubbio un risultato positivo sul piano sociale, indice di una trasformazione molto profonda nel modo di intendere la fede e di interpretare la dottrina che sta avvenenddo in numerosi gruppi religiosi interni alla galassia del Cristianesimo.

Una trasformazione che non si ferma in questo o in quel contesto nazionale, ma viaggia attraverso la rete e la condivisione di esperienze figlia dell’era digitale e che si pone certamente come fenomeno transnazionale. Di certo, anche in Italia, i gruppi cristiani LGBT e la chiesa Valdese, avranno da oggi un motivo in più per andare avanti.

Ecco il manifesto di FIME (traduciamo dal sito):

– Siamo tutti uguali davanti a Dio, sia etero che gay. I leader religiosi non devono emarginare o escludere le persone  omosessuali,  piuttosto dovrebbero promuovere l’uguaglianza e l’inclusione.

– La gente di fede capisce che il matrimonio si basa sui valori di amore e di impegno. Questo vale per le coppie eterosessuali ed omosessuali, sia che  il matrimonio comporti figli o meno.

– Le istituzioni religiose già distinguono tra matrimonio civile e religioso. Se è giusto che i leader religiosi regolino l’accesso dei membri di una determinata comunità al matrimonio a seconda della confessione che rappresentano, essi non dovrebbero tuttavia cercare di impedire l’accesso al matrimonio civile.

– I credenti possono esercitare la libertà di coscienza per votare sì al matrimonio civile in questo referendum,  come è stato fatto per consentire il divorzio civile venti anni fa.