Contro le Unioni Civili nuovo “family day” in arrivo il 30 gennaio. E stavolta c’è la CEI.

bagnascoLa proposta di legge sulle unioni civili, che verrà discussa a Palazzo Madama dal prossimo 26 gennaio, allarma ogni giorno di più il fronte cattolico-conservatore. Dopo l’annuncio delle Sentinelle in Piedi, che terranno una maratona di preghiera continuata fino al voto sulla legge, il cardinale Angelo Bagnasco ha dato il via libera al «sostegno» che la Conferenza episcopale italiana darà al prossimo Family day . L’«operazione», partita ufficiosamente ieri, porterà a una grande marcia in programma a Roma, con tutta probabilità sabato 30 gennaio. Si potrebbe in sostanza riproporre lo stesso schema che nel biennio 2006-2008 vide opposta la Cei a Palazzo Chigi:
ancora qualche giorno, insomma, e si capirà se quella tra Renzi e Bagnasco assomiglierà o meno alla sfida che vide opposti, quasi dieci anni fa, il «cattolico adulto» Prodi e la Cei del cardinal Ruini.

Sembrerebbe che questa mobilitazione possa essere il frutto di una blindatura del testo da parte del Governo, ma voci sempre più concrete confermano il voto segreto sui temi più controversi (soprattutto sulla «stepchild adoption», la possibilità di adottare il figlio biologico del partner),

In vista della battaglia parlamentare, ciascuna forza politica presidia il suo blocco di partenza. C’è un Pd che discute, gli alfaniani che minacciano ripercussioni sulla tenuta della maggioranza («No a prove muscolari su un tema divisivo», ha scritto ieri in una nota il capogruppo ncd al Senato Schifani), i berlusconiani che aspettano, i 5 Stelle pronti a votare col Pd, la pattuglia guidata da Quagliariello che affila le armi, e che martedì presenterà i suoi emendamenti al ddl Cirinnà e anche le pregiudiziali di costituzionalità. Il nuovo Family day all’orizzonte tuttavia, impone una pesante condizionale su tutte le forze politiche, quell’eterno «vado-non vado» che rischia di spaccare trasversalmente molte forze politiche.

Sullo sfondo, il potente equivoco su cui si poggia l’architrave retorica della manifestazione “per la famiglia”: nessun sostenitore della proposta Cirinnà o dell’estensione del matrimonio civile, è contro alcun tipo di famiglia, né tantomeno minaccia i bambini. Quello che si sta consumando è, invece, un preciso scontro di posizioni: da un lato chi ritiene di avere in tasca “il modello naturale” di famiglia e ritiene per tanto di “doverlo imporre” a tutta la cittadinanza per il “bene della società”, tirando per la giacchetta persino la Costituzione, dall’altro chi rivendica il pluralismo dei modelli familiari, sulla scorta di esperienze di vita reali ed evidenze scientifiche ormai chiare, nonché la libertà di vivere il proprio orientamento sessuale con pari dignità e diritti, sulla scorta inequivocabile dell’articolo 3 della Carta e dell’interpretazione ormai maggioritaria anche dell’art. 29.

Più che una minaccia per la famiglia, questa istanza sembra infastidire chi non riesce a frenare una crisi endemica dell’istituto matrimoniale cattolico, che poco ha a che vedere con le rivendicazioni LGBTI. Come diceva il costituzionalista Michele Ainis, lo scorso mese di giugno, “gli omosessuali, per uno strano paradosso, sono rimasti gli unici a volersi sposare”.

Si attende, a questo punto, una risposta, non solo delle associazioni LGBTI, ma anche dell’associazionismo laico e della società civile, chiamato pienamente in causa sul tema della laicità, del rapporto Stato-Chiesa, del diritto di famiglia e più indirettamente sul terreno dell’educazione nelle scuole, visto che il fronte conservatore, con l’alibi della “propaganda gender”, tende  a scongiurare qualunque iniziativa di educazione sessuale e prevenzione nelle aule scolastiche di ogni ordine e grado. Basti pensare, che metà della legge Cirinnà riguarda anche le persone eterosessuali, in quanto garantisce i diritti fondamentali di tutte le convivenze, a prescindere dal tipo di coppia.

La redazione

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