Delirio omofobo in Russia, la nuova legge “anti-gay” offende anche le donne

Russian riot policemen detain gay and LGBT rights activist Nikolai Alexeyev (C) during an unauthorized gay rights activists rally in central Moscow on May 30, 2015. Moscow city authorities turned down demands for a gay rights rally. AFP PHOTO/DMITRY SEREBRYAKOV (Photo credit should read DMITRY SEREBRYAKOV/AFP/Getty Images)

Di Rosario Coco – Non bastavano una legge contro la “propaganda gay” e i ripetuti moniti della comunità internazionale: adesso la Russia di Putin vuole dotarsi di un ulteriore normativa contro le persone LGBT, che questa volta colpirà anche i semplici “comportamenti non tradizionali”, non solo la non meglio precisata propaganda omosessuale. Persino il coming out potrà essere punito.

Come riporta Pinknews , infatti, è questo il contenuto della legge presentata nei giorni scorsi dal deputato Ivan Nikitchuk. Ancora più deliranti, tuttavia sono le motivazioni: “l’omosessualità potrebbe portare alla fine della razza umana”

Si tratta delle solite falsità di chi ancora, oltre a ignorare il buon senso, purtroppo confonde gli orientamenti e i comportamenti sessuali e pensa che una persona eterosessuale che abbia almeno una volta nella vita esperienze sessuali con lo stesso sesso (fenomeno che nella fase della crescita interessa la stragrande maggioranza della popolazione) possa “diventare” improvvisamente omosessuale.

Merita attenzione infine l’argomentazione conclusiva adotta Nikitchuk per spiegare il fatto che la nuova legge si applicherebbe solo agli uomini: “le donne sono più ragionevoli  e non sono dominate dalle pulsioni. Per questo vanno rispettate”. Un’idea che dimostra quanto l’omofobia sia profondamente legata agli stereotipi di genere: l’omosessuaità è ripugnante perché mette in discussione l’idea del maschio dominante avvicinandolo all’idea di donna, che guarda caso è evidentemente e necessariamente un attore passivo della sessualità, come si evince molto bene da simili argomentazione.

Insomma, semmai ce ne fosse stato bisogno, abbiamo l’ennesima conferma che le battaglie delle donne e delle persone LGBTI hanno esattamente gli stessi medesimi avversari culturali.

 

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