Fetish Pride Italy: giochi, visioni e ironia oltre il tabù

“Giochiamo con dimensioni di sottomissione e dominio disinnescandone la portata violenta, teatralizziamo grazie al consenso situazioni che in altri contesti anche quotidiani sono reali e sfuggono di mano. Al centro della nostra scena c’è la rappresentazione e dunque la dimensione ludica”

Di Delia Vaccarello – Il bricoleur dei rifiuti, l’uomo rubber, vestito di gomma, avanza in un paesaggio domenicale degradato, periferia della città dove la vita respira negli scarti (Sunday stroll). Immaginario e desiderio si intrecciano secondo ricette inesplorate e tabuizzate arrivando a stanare gli aspetti nascosti, profondi, taciuti o prefigurati come stanze del domani. Benvenuti al Fetish Pride Italy alla sua seconda edizione, che ha aperto sabato 21 a Roma con una mostra di foto selezionate da tutto il mondo ed esposta nei locali del coming out in via San Giovanni in Laterano fino a domenica primo marzo.

Due uomini interamente ricoperti di pelle nera con una maschera che lascia appena una fessura per le narici e per gli occhi e prevede per la bocca una presa d’aria metallica, la valvola di una camera d’aria: ecco l’immaginario cyborg, che confonde esseri viventi e oggetti, ricopre la pelle di una seconda pelle ora mimetica ora trasformativa, inaugurando nuovi ritmi di distanza e vicinanza. C’è il biker con tuta e casco argentati che emette luce nel crepuscolo di una distesa ampia e aperta, lunare, corpo cyborg e natura solitaria. Segue l’immaginario legato al martirio: la crocifissione di un uomo legato al legno da un intreccio di cordame. E la preghiera, Rope prayer: immagini in cui le funi attorcigliate con meticolosità diventano protagoniste e quasi rubano la scena ai corpi.

La vera opera d’arte è Knut by Manopoli: il corpo muscoloso di uno schiavo con la testa in giù il collo gonfio per lo sforzo, la chioma nera che si immagina continui oltre la foto, i glutei torniti, le mani legate dietro la schiena muscolosa a tirare…. che cosa? Mistero. Immagine  di virilità che non è machismo, non prepotenza, che denunzia la sua condizione mortale, quasi un “prometeo incatenato fetish” che ha il fuoco dentro e la condanna nella fune alla quale di sua stessa volontà è legato. La fune non è tesa, sembra quasi una lunga coda, linea sinuosa che bilancia la rotondità delle spalle, cavo che lega una immaginaria processione di uomini forti e fragili, femminili, infuocati.

Non mancano i simboli della classica scena fetish, i berretti con la visiera, le divise militari, le manette dell’immaginario poliziesco. “Giochiamo con dimensioni di sottomissione e dominio disinnescandone la portata violenta, teatralizziamo grazie al consenso situazioni che in altri contesti anche quotidiani sono reali e sfuggono di mano. Al centro della nostra scena c’è la rappresentazione e dunque la dimensione ludica”, dichiara Massimo Fusillo, pass president del Leather club oggi guidato da Fabio Cioni, che vede nel direttivo Claudio Casale. Anche la cristianità viene indagata con il suo portato di mortificazione del corpo. Non a caso Fusillo ci ricorda il lavoro di Slavoj Zizek “il cuore perverso del cristianesimo” e Fabio Cioni cita gli affreschi del Pomarancio nella vicina basilica di santo Stefano Rotondo al Celio, gioiello architettonico proprio alle spalle del Coming out, in cui il Cristo è incatenato e la madonna e alcuni martiri sono degni di autentiche scene splatter.

Ambivalenza e dissacrazione dunque, echi di scene sadomaso tragiche – pensiamo a “il portiere di notte” – che diventano nella scena fetish giochi di ruolo, intrighi relazionali, modi per non sbarrare sentieri interiori di godimento, presa in giro, autoironia. La strategia diventa allora giocare con gli opposti: “Ricordo il pride in cui sfilammo con alcuni mezzi militari e le bandiere pacifiste”, dice Claudio Casale. Il tono caricaturale non manca nelle foto, la dimensione del gioco vede l’animalizzazione, la relazione tra umani dove uno dei due è al guinzaglio e l’altro all’apparenza conduce, e non sai chi dei due è il perno della relazione. “Non si riflette mai abbastanza sul fatto che le dinamiche di potere sono alla base di tanti rapporti che abbiamo sotto i nostri occhi, tutti i giorni. Con il fetish noi le rappresentiamo e le facciamo, in un certo senso, svaporare, togliamo loro la pressione del proibito e la pesantezza del reale”, dice Claudio Casale. Ancora,le foto ritraggono le azioni, l’uomo inchiodato a una ruota, i due imbracati e pronti a ricevere un imminente rapporto, ed è qui, più nella relazione gay che in quella etero, che esibizione ed erotismo si incrociano.

Anche l’eterosessualià mostra, a suo modo, citazioni estreme: l’interno borghese, con un lui che ha sulle spalle i tatuaggi di mostri e chimere e lei nuda su una scala di alluminio, intorno uno specchio dalla cornice dorata, il ficus e la poltroncina di velluto. E il corpo morbido di una lei, diviso in quarti, triangoli e rombi grazie all’intreccio sulla pelle di una fune nera. Titolo: “vivisection”.
Insomma, visioni e giochi:  con il corpo, con la pelle, con i ruoli.

Tanti gli appuntamenti del Fetish pride only for men. Venerdì 27 alle 21 al Bunker club Roma, Sabato 28 dalle 23 all’ex Apheus, le proiezioni al Kino cineclub di Sinestesia (Regia di Prinzio e Urlira). Info e appuntamenti su wefetish.com

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