Se agli studenti di destra piace “Il maschio selvatico”

A margine della grottesca protesta dello scorso lunedì 15 settembre da parte di un gruppo di studenti di estrema destra al liceo Giulio Cesare, ecco il retroscena curioso: i giovani militanti regalano alla Preside il libro “Il maschio selvatico”, di tale Claudio Risè, per dimostrare, dicono, che le loro idee “non sono frutto di ignoranza ma hanno degli studi alle spalle”. Il libro, da qualche recensione che circola in rete, si presenta come un’esaltazione triviale del maschilismo vecchio stampo, lamenta la mancanza della vecchia educazione “paterna”, l’assenza di “riti di iniziazione” nella società moderna e da tutta una sua visione dell’omosessualità, dicendo, pensate un po’, che siamo tutti un po’ uomini e un po’ donne” e che i ”gay” sostanzialmente non esistono (o non dovrebbero esistere). 

Insomma, questa esaltazione del maschio selvatico sta un po’ a metà strada tra un voyeurismo mal celato e una morbosa attrazione per certi caratteri dell’”omo”, che certamente non sono gli unici modelli di uomo possibili.

Cari amanti del maschio selvatico, avete mai pensato che essere dei buoni educatori e ritrovare il contatto con gli istinti e la natura  sia una cosa un po’ differente dall’essere selvaggi e dal riproporre  magari qualche rito di iniziazione del paleolitico?

La redazione

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