I cittadini contrastano lo “spauracchio gender”, da Isola delle Femmine parte la primavera dei diritti umani

gender_cirus_rinaldiIncontri sulla fantomatica “teoria gender” negli spazi pubblici. E’ accaduto in Sicilia in diversi centri, ma arrivati a Isola delle Femmine il 19 agosto scorso la cittadinanza si è scontrata con gli organizzatori dell’iniziativa

Di Delia Vaccarello – Non solo, il 13 settembre prossimo, sempre a Isola delle femmine, associazioni e movimenti di cittadinanza si riuniranno per decidere il da farsi . Anche perchè nei giorni precedenti il convegno organizzato dal “Comitato Articolo 26”, che ha visto come promotore l’avvocato Gianfranco Amato, c’era stato il giallo del patrocinio. Nelle locandine che reclamizzavano l’evento era comparso il logo del Comune, poi sparito dopo che il Sindaco aveva preso le distanze. A fare il punto su quanto dicono davvero le organizzazioni europee e internazionali è stato Cirus Rinaldi che insegna Sociologia della Devianza e Sessualità presso l’ateneo di Palermo. Il docente ha scritto una lettera aperta al sindaco e alla giunta di Isola.

“Ho appreso con profondo rammarico, dopo quanto già avvenuto a Santa Flavia e a Cinisi, della scelta di voler utilizzare uno spazio pubblico del vostro Comune per ospitare un evento che avrebbe dovuto sollecitare riflessioni e dibattito sui pericoli in cui incorrerebbero famiglia e minori che, invece, si è trasformato nella spettacolarizzazione della cattiva informazione, della malsana distorsione della realtà e, mi permetta, anche di riproduzione del panico morale da «teoria gender» – scrive Rinaldi -. Ho appreso dai media che si sarebbe dissociato dall’evento ma, tuttavia, a me come cittadino e come scienziato sociale non basta. Vorrei chiarire alcuni punti”.

Il docente si sofferma in particolar modo su alcune distorsioni, soprattutto quelle secondo le quali la fantomatica teoria gender vorrebbe che i bambini da 0 a 4 venissero “istigati” alla masturbazione. Scrive Rinaldi:

“I diritti alla sessualità e all’identità di genere sono statuiti da una serie di convezioni internazionali, di direttive e di studi di settore di cui sarebbe superfluo e persino oltremodo lezioso fare una lista (passeremmo dalle Nazioni Unite all’Unione Europea, dall’Organizzazione Mondiale della Sanità alla Associazione Mondiale di Sessuologia per finire in Italia con l’Associazione Italiana di Psicologia)”.
E aggiunge: “Uno di questi documenti, il tanto vituperato documento «che istiga alla masturbazione a scuola» a cura dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, più correttamente è un «Quadro di riferimento per i responsabili delle politiche, autorità scolastiche e sanitarie, specialisti» che potete scaricare qui.
Il documento, nello specifico, è di tipo programmatico e a carattere operativo pubblicato nell’autunno del 2010 dal Federal Centre for health Education (BzGa) di Colonia e dall’Ufficio regionale per l’Europa del WHO.
«Standards for Sexuality Education in Europe – a framework for policy makers, educational and health authorities and specialists» vede la luce a seguito del coinvolgimento di 19 esperti provenienti da nove nazioni europee, dalla formazione culturale più variegata (sono rappresentate la medicina, la psicologia e le scienze sociali) con esperienze nel settore dell’educazione alla sessualità (sia in termini teorici che di politiche e servizi di intervento), da processi che hanno visto partecipare organizzazioni governative e non governative, organizzazioni internazionali e il mondo accademico”.

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L’Isola delle Femmine

Il documento parla di educazione alla sessualità, viene spontaneo chiedersi: perché gli organizzatori di tali iniziative leggono “educazione” e dicono “istigazione”?
Continua il docente: “Nella sua parte prima, il documento intende mirare a colmare il gap esistente, in diverse nazioni europee (e tra queste ha un primato increscioso proprio l’Italia), in tema di educazione alla sessualità, considerata e percepita, in vari contesti europei, come conoscenza che è insieme da tutelare in termini di acquisizione dei diritti umani e, dunque, necessaria a fare valere i propri diritti (sessuali) all’interno di una più generale (e spesso lacunosa) giustizia sociale e sessuale”.

Ancora: “Il testo prodotto ed ideato sotto forma di linee guida per policy makers, istituzioni educative e sanitarie e per professionisti e specialisti ha il merito di introdurre il concetto di educazione alla sessualità secondo un approccio olistico che non si basa esclusivamente sulla conoscenza e la trasmissione di informazioni relative ai diritti e al benessere sessuale e riproduttivo ma che estende e sottolinea il concetto di sessualità includendo la dimensione emotiva, corporea, identitaria, relazionale e, aspetto che qui ci interessa maggiormente, sociale. Ciò porta subito all’occhio la necessità di considerare l’educazione alla sessualità come processo di formazione continua (dalla nascita fino all’adultità), finalizzato a fornire ai soggetti (specialmente la fascia più giovane della popolazione) informazioni che gli stessi potranno utilizzare”.

Fermiamoci a riflettere: lo spauracchio, tanto temuto, e travestito da “teoria gender”, termine straniero il cui significato si presta alla manipolazione, è dunque un concetto di sessualità che vede gli individui nel loro complesso, e non ne vede solo i corpi, o pezzi di corpo, come la “diseducazione sessuale” impone. In più, si parla di una sessualità che non è contatto tra corpi, mera fisicità, ma dimensione vitale all’interno di una relazione. E’ questo che fa paura?

Continua Cirus Rinaldi: “La seconda parte del documento è quella particolarmente distorta dedicata alla costruzione di quanto viene definito “matrice dell’educazione alla sessualità” (“Sexuality education matrix”) che identifica, nello specifico, tappe e percorsi dello sviluppo psico-socio-sessuale di sei gruppi individuati per classi di età (dai 0 ai 4 anni, dai 4 ai 6 anni, dai 6 ai 9, dai 9 ai 12, dai 12 ai 15, dai 15 in su) ed otto categorie tematiche (“Il corpo umano e lo sviluppo umano”, “Fertilità e riproduzione”, “Sessualità”, “Emozioni”, “Relazioni e stili di vita”, “Sessualità, salute e benessere”, “Sessualità e diritti” e, infine, “Fattori sociali e culturali determinanti la sessualità”): si tratta di una guida che riassume gli sviluppi psico-sessuali e le diverse manifestazioni (come la masturbazione infantile, acclarata da Freud in poi!) ma che non implica, come viene detto durante i vari incontri pubblici, una lezione di masturbazione, quanto piuttosto una formazione dei docenti rispetto a questi temi. Il documento ha il pregio di caratterizzare l’educazione alla sessualità come pratica multidisciplinare, di tentare di sviluppare indicazioni unitarie rispetto ad un campo di intervento che vede alcune nazioni già impegnate da quaranta anni in programmi di in/formazione sulla sessualità (Germania, Austria, Olanda e Svizzera) ed altre in cui l’educazione alla sessualità non è ancora stata introdotta nei curricula scolastici istituzionali (quasi tutta l’Europa meridionale)”. A questo punto Cirus Rinaldi suggerisce di promuovere iniziative per affrontare i problemi che affligono davvero il territorio: “Piuttosto che creare lo spauracchio del gender, non sarebbe opportuno implementare le politiche e gli interventi di rispetto dei diritti umani, di inclusione sociale, di lotta alle mafie e alle illegalità? Perché creare mostri immaginari, quando sono sotto gli occhi di tutti i mostri delle ecomafie, della disuguaglianza sociale, dell’inquinamento, della corruzione? O non sappiamo risolvere questi problemi e ne siamo assuefatti, oppure abbiamo bisogno del gender per distogliere lo sguardo da aspetti più importanti. Le sessualità non normative sono destabilizzanti, certamente, perché ci sollecitano a pensare la realtà sessuale non in termini dicotomici, non attraverso la lente dell’eteronormatività, non come un processo naturale sic et simpliciter!”.

Bambini scuola_gender_rinaldi_cirusLa lettera, poi, lancia al primo cittadino una sollecitazione: “ Caro Sindaco, La sollecito ad intervenire contro oscurantismo e pregiudizi perché nel suo Comune, a partire dalle scuole presenti nel territorio, si possano promuovere attività di informazione e di dialogo che mirino all’inclusione sociale e al dialogo. Chissà come si sono sentiti i giovani gay, le giovani lesbiche, le persone trans di Isola delle Femmine quella sera (e degli altri piccoli comuni interessati)! Forse più soli, forse più disprezzati, probabilmente con un motivo in più per resistere all’odio e per immaginare un futuro diverso. Il mio pensiero va a loro”.

La lettera è stata inviata il 20 agosto. Il sindaco ha risposto? “Il sindaco mi ha detto via facebook di aver ricevuto la lettera, ha messo un emoticon con la manina in segno di saluto e ha aggiunto “a presto” “, dichiara Rinaldi contattato telefonicamente. La lettera è stata inviata per conoscenza all’assessora Anna Maria Lucido che in nome di alcuni genitori avrebbe contribuito alla realizzazione della iniziativa. “I miei punti di critica sono legati a motivi gravi, ho chiesto le dimissioni della assessora – sottolinea Rinaldi -. Non si può dare un patrocinio che poi secondo le parole del sindaco non c’era, ma negli avvisi apposti c’era. O è stato utilizzato impropriamente o è stato dato e poi ritirato. Su questo occorre trasparenza. Non si può utilizzare uno spazio pubblico in cui vengono propinate cattive informazioni, così non si fa un servizio alla collettività”.

Isola delle femmine però sta reagendo, alcune persone hanno filmato l’incontro e i momenti di contrasto.

“Ci saranno altri incontri prima di quello del 13 settembre, associazioni e movimenti di cittadinanza a catena ci stanno chiedendo di intervenire nei piccoli comuni, come Cammarata e San giovanni gemini, per sentire voci dissonanti da quanto avvenuto ad esempio a Marineo, dove, dopo un momento religioso pubblico, è stata incaricata una psicologa di parlare di gender. In realtà questo movimento si muove così: alterna convegni ufficiali a momenti di incontro più “clandestini” che tendono a far leva sulla paura”. Rinaldi rivela che circola un documento inviato a molti genitori perché venga firmato e presentato a scuola. Il testo in nome della Costituzione intima ai dirigenti scolastici di fare in modo che sia solo la famiglia a educare alla sessualità.

Non è tutto. Intorno al 14 agosto alcune mamme, compresa la sorella del docente, sono state raggiunte via whatsapp da messaggi come questo: “Se passa la legge gender (probabilmente un riferimento alla riforma della scuola, ndr) siamo tutti nei guai, parleranno di masturbazione e penetrazione in tutte le materie, parleranno di matrimoni tra uomini e tra donne, non solo educazione sessuale, ma tutte le materie parleranno di questo. Muoviamoci, siamo nei guai più totali, parlare ai bambini del sesso, dei gay, dei trans, sarà un obbligo, le maestre a settembre ci daranno un foglio, le maestre sono obbligate, quel foglio strappatelo, io andrò a firmare in comune, fatelo pure voi. Andate e dite: voglio firmare contro la legge gender. Mandate questo messaggio a più persone che potete, a me l’ha detto il mio pastore l’anno scorso, pensavo che era una cosa così. Invece aveva ragione”.

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