Il dramma dell’ISIS e la realtà LGBT

La persecuzione delle persone omosessuali è solo la punta più efferata di un pensiero che uccide e colpisce migliaia di persone con la morte, con accuse diverse, ma con un unica finalità: quella di imporre una visione del mondo che alimenta la potente macchina di consenso del terrore.

Di Rosario Coco – Poco prima dell’orrendo omicidio del pilota giordano arso vivo in gabbia si è consumata anche l’ennesima “esecuzione” targata ISIS di una persona accusata di essere omosessuale. E accaduto nel distretto di Raqqa, in Siria, sede della “capitale” dello Stato islamico. Le immagini mostrano un uomo bendato che viene buttato giù da un palazzo. Accusa: essere gay. La vittima, stando a quanto riporta l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, sarebbe sopravvissuta al salto nel vuoto, per cui i miliziani dell’Isis la avrebbero successivamente presa a colpi di pietre per darle il colpo di grazie. La folla si è raggruppata sotto al palazzo da cui è stato lanciato l’uomo, per poi assistere alla lapidazione. Prima di essere lanciato nel vuoto, l’uomo era già stato pestato a sangue e diverse fotografie mostrano l’uomo seduto su una sedia bianca di plastica al momento del lancio, quando viene spinto nel vuoto da tre miliziani con i volti coperti.

Purtroppo, si tratta solo dell’ultimo episodio di una lunga serie di omicidi di omosessuali o presunti tali nei territori controllati dallo stato islamico. Il mese scorso due uomini sono stati gettati dall’ultimo piano di una torre, mentre altri due sono stati crocefissi di fronte a una folla urlante che assisteva alla “punizione esemplare” riservata alle persone omosessuali.

Rispetto ai diversi casi degli ostaggi catturati e poi uccisi, le persone omosessuali sono del tutto slegate da qualsiasi dinamica di guerra e di scambio: vengono uccise non per quello che hanno fatto o potrebbero fare, ma per quello che sono. La loro situazione è paragonabile, in parte, solo a quella delle donne, che subiscono le peggiori violenze solo per il fatto di essere tali. C’è tuttavia una radice comune al modus operandi dei miliziani in entrambe le situazioni ed è la feroce impostazione confessionale della loro prassi politica.

E’ infatti ill concetto di blasfemia e offesa all’islam che accomuna tutte le esecuzioni dell’ISIS. Il nemico occidentale, così come l’omosessuale o la donna che non si sottomette in un certo modo, sono nemici dell’Islam e di Allah. Il carattere ultraconfessionale di questa organizzazione terrorista insieme all’interpretazione radicale della Sharia e del Corano che essa propone è un esempio di quell’integralismo che va completamente distinto dalla fede religiosa. La Sharia diventa infatti legge e punisce con la morte assassini, spie e traditori.

Questa saldatura tra legge dello Stato e legge religiosa, quindi, è ciò che va fermamente respinto, tralasciando una certa propaganda che bolla l’islam in quanto tale come “nemico in casa”.

Il vero nemico è qualsiasi visione del mondo che si fa assoluta e pretende di dettar legge. Come realtà LGBT e sopratutto come persone LGBT occorre quindi interrogarci su quanto siamo in grado di fare, ciascuno nel nostro piccolo, per contrastare gli integralismi di casa nostra.

La persecuzione delle persone omosessuali è solo la punta più efferata di un pensiero che uccide e colpisce migliaia di persone con la morte, con accuse diverse, ma con un unica finalità: quella di imporre una visione del mondo in grado di alimentare la potente macchina di consenso del terrore.

Come cittadine e cittadini che combattono per la libertà, quindi, le persone LGBT hanno un compito in più rispetto agli altri, denunciare e scovare ogni giorno i germi di quell’integralismo che si nasconde, a volte nemmeno troppo bene, anche sotto l’angolo di casa nostra, che non picchia, non uccide, non morde, ma a volte parla la stessa lingua di chi porta il cappuccio.