Il fascino del portalettere

12243898_952092768197603_746421300_n Di Gaetano la Ferrera – Non so perchè ma i portalettere, almeno quelli di una volta suscitavano strane voglie ed inducevano al peccato. Proprio così cari amici. Soprattutto sul finire dell’800 e primi del 900 alcuni scandali impegnarono stampa e giudici, scandali dove i protagonisti erano proprio i portalettere. Due soprattutto ricordo hanno provocato non poco trambusto . Il primo in Inghilterra nel 1889 che vide implicati fra gli altri Lord Arthur Somerset ed il principe Albert Victor, Duca di Clarence . Il nome di ” Scandalo di Cleveland street” fu scelto dai giornali dell’epoca per definire nel 1889 lo scandalo che coinvolse una ventina di personaggi facoltosi, alcuni dei quali aristocratici, che frequentavano un bordello maschile a Fitzrovia, (Londra), utilizzato da prostituti minorenni, in un’epoca in cui l’omosessualità era un reato anche fra adulti consenzienti in privato. Lo scandalo fu scoperto per caso il 4 luglio 1889 .Durante le indagini su un furto avvenuto in un ufficio postale, la polizia trovò che il quindicenne, Charles Thomas Swinscow, fattorino presso quell’ufficio, era in possesso di 18 scellini (qualcosa come 500 euro attuali).

L12243944_952092764864270_711843884_na cosa insospettì la polizia visto che lo stipendio del giovane stipendio era di soli 11 scellini. Sul punto d’essere incriminato per il furto, per scagionarsi il ragazzo fu costretto a confessare che la somma era l’equivalente di alcune prestazioni sessuali (a quattro scellini l’una) guadagnata “andando a letto con signori” presso la casa di appuntamenti di Cleveland Street. Tenutario del bordello era il trentacinquenne Charles Hammond , che tratteneva per se la parte più alta di ciò che i clienti pagava per ogni prestazione . Scotland Yard mise sotto osservazione l’appartamento, verificando l’effettiva presenza di un viavai di “gentiluomini”. Quando la polizia intervenne infine il 6 luglio 1889 per arrestare Hammond lo stesso era già fuggito si dice in Francia.

Nel frattempo l’ Intelligence di allora pedinando uno dei clienti che s’erano presentati in via Cleveland, il “signor Brown”, aveva scoperto che si trattava di Lord Arthur Somerset, collaboratore ed amico personale dell’erede al trono . Trattandosi così di un bordello d’alto bordo e visto che tutti i nomi dei personaggi implicati erano altolocati le indagini furono condotte nel massimo riserbo, e il personaggio più importante, lord Arthur Somerset, fu lasciato fuggire all’estero, dove sarebbe morto nel 1926. Fra i nomi degli inquisiti compare quello di Henry James FitzRoy, conte di Euston, nonché quello di un certo colonnello Henry Jervois, di Winchester. Si vocifera che nel corso della sua strategia difensiva Arthur Newton, avvocato di lord Somerset, minacciò d’implicare nella vicenda il principe Albert Victor, secondo nella linea di successione al trono britannico . Nota non felice di tutto questo scandalo è che i “clienti” aristocratici e il tenutario del bordello furono avvisati per tempo e fuggirono, o riuscirono comunque a cavarsela, mentre le condanne colpirono esclusivamente i ragazzi proletari e i loro difensori.

12270031_952092761530937_1006470087_nIl già citato fattorino diciottenne Henry Horace Newlove, e l’ex fattorino George Daniel Veck furono condannati il 18 settembre 1889 rispettivamente a quattro e nove mesi di lavori forzati per prossenetismo (procuring) ai danni dei fattorini diciassettenni George Alma Wright e Charles Ernest Thickbr Viceversa il mandato d’arresto per Lord Somerset arrivò soltanto il 12 novembre 1889, cioè dopo la condanna dei prostituti, quando ormai l’imputato aveva avuto tutto l’agio per fiutare l’aria che tirava e rifugiarsi in Francia, Stato al quale il governo britannico non avrebbe mai chiesto la sua estradizione. Non sto qui ad elencare ovviamente le ripercussioni politiche che il caso suscitò perchè sarebbe troppo lungo. Nota simpatica nel 2011 Glenn Chandler ha tratto un musical dalla vicenda: Cleveland Street: the musical L’altro scandalo per qualche verso analogo e che ha quali protagonisti i postini si ebbe anche in Italia, a Bologna, nel 1908, ma esso fu privo delle esplosive implicazione politiche di quello inglese. Anche qui giovanissimi fattorini arrotondavano lo stipendio miserabile prostituendosi ai clienti. Quella del fattorino telegrafico era una professione che impiegava ragazzi giovani: il telegrafista riceveva il telegramma, lo scriveva e lo dava al fattorino telegrafico che di corsa provvedeva a recapitarlo a domicilio. Se i telegrafisti guadagnavano poco, i fattorini telegrafici percepivano indubbiamente ancor meno e forse per questo alcuni di loro avevano ben pensato di unire l’utile al dilettevole: consegnare il telegramma ed offrire il proprio corpo al destinatario dello stesso.“Il Resto del Carlino” del 22 luglio riportava di un’inchiesta condotta dall’amministrazione postale atta a fare chiarezza su fatti e riguardanti alcuni fattorini telegrafici, giudicati “immorali” in quanto si prostituivano indifferentemente ai signori della gaudente Bologna.Come per lo scandalo Inglese anche qui tutto nasce dalle indagini su due furti.

Il primo coinvolgeva Enea Bizzini, fattorino telegrafico, accusato del furto di un orologio ed un suo collega, un tal Bini, che si era messo in tasca le 20 lire dategli da un cliente per spedire un espresso. Si appurò in seguito che non c’entravano nulla con le ” marchette ” telegrafiche pa il velo era stato strappato e la verità veniva a galla . Molti fattorini ostentavano un’eleganza che non avrebbero potuto permettersi .Le chiacchiere ovviamente si sprecavano. Si parlava di un signore che abitava in via Guerrazzi, Riceveva molti telegrammi, ma ancor più fattorini. Un altro ritrovo sarebbe stato in una via centralissima che sbocca nei prezzi di Palazzo: una finta agenzia commerciale nella quale si faceva commercio di prestanti ragazzi con la divisa delle poste.. Il 24 luglio il “Resto del Carlino”, da buon quotidiano d’opinione, dava ampio spazio al parere del giurista di turno, di cui, purtroppo, non veniva riportato il nome: “La rispettabile classe degli omosessuali di fronte al codice penale può vivere e prosperare in Italia un po’ più che altrove”, dal momento che “il codice penale interviene quando si sceglie a teatro di certe imprese un luogo pubblico o esposto al pubblico”.Il vecchio articolo 425 del codice penale sardo che puniva il rapporto omosessuale con la reclusione o i lavori forzati era infatti andato in pensione e nel nuovo codice penale “Zanardelli” non comparivano articoli contro il semplice reato di libidine contro natura. Capite adesso perchè nei primi del 900 gli omosessuali stranieri sbarcavano in Italia? Perchè qui essere Gay non era reato come nel 90 % degli altri stati europei . Come finì il fattaccio dei fattorini di Bologna ? Come tutte le cose Italiane . Visto che denunciarli non era possibile, dal momento che, non avevano contravvenuto nessun articolo del codice penale; reintegrarli in servizio nemmeno, poiché vi era stato un grave danno all’immagine della categoria ed i colleghi non accusati avevano preso le distanze da loro. Inoltre certamente non era possibile, come sarcasticamente faceva osservare “Il Resto del Carlino” del 26 luglio, sostituire i giovani fattorini con “una scelta di puritani o di vecchie mummie inattaccabili”. Così visto che a queste domande era impossibile dare una risposta, lo scandalo dei fattorini telegrafici si eclissò dalle pagine dei quotidiani e piano piano il fattaccio non prese più parte ai pettegolezzi dei caffè della Bologna per bene. Insomma qualcuno dirà che la posta elettronica e le email hanno rovinato tutto.