il Sinodo resta omofobo, ma la Chiesa è divisa

sinodo-gay-DIoSe il Sinodo rimane granitico la Chiesa non lo è di certo. Quindi, se da un lato bisogna fare ed operare etsi deus non daretur, come se Dio non ci fosse, dall’altro bisogna inserirsi nel dibattito culturale interno al mondo cattolico ed evidenziarne le infinite incoerenze e contraddizioni,

 

Di Rosario Coco – La relazione finale del Sinodo non riserva sorprese, anzi, se consideriamo le numerose aperture di alcuni esponenti della Chiesa nelle ultime settimane, presenta forse dei passi indietro nei confronti delle persone LGBTI,

Nei fatti la catechesi non è stata toccata, per cui l’omosessualità rimane un  “disordine morale”.

Per il resto, il punto 76  è tutto “un colpo al cerchio e uno alla botte”, dove però i colpi alla botte sono ben più forti e assestati di quelli al cerchio. A che serve, infatti, ribadire l’universalità dell’amore del Dio cristiano e ogni contrarietà alla discriminazione, se poi parliamo di persone e famiglie con “tendenze omosessuali” che devono essere “accompagnate” come se avessero una disgrazia? Si lascia inoltre aperta una pericolosa finestra alla frangia più intransigente che ancora sostiene le terapie riparative nel momento in cui non si specifica verso dove e come accompagnare queste persone.

Per capirci, in molti Paesi che ancora condannano l’omosessualità l’accoglienza amorosa potrebbe benissimo essere quella della “pecorella smarrita”, quella che si riserverebbe anche  ad un ladro che si pente, e l’accompagnamento potrebbe benissimo consistere in una bella denuncia alle autorità, magari con un lavaggio del cervello che convinca il malcapitato o la malcapitata di essere peccatore e colpevole di fronte alla legge.

Non è un caso che la relazione dichiari inammissibile, non si capisce con quale autorità, che si condizionino aiuti finanziari ai Paesi in via di sviluppo all’introduzione di leggi che equiparino gli istituti matrimoniali. Nessuna parola, invece, su quei Paesi che ancora perseguono l’omosessualità con la pena di morte e il carcere, una posizione questa coerente con il voto del Vaticano del 2008 contro la moratoria ONU che condannava i Paesi che ancora prevedono la pena capitale per omosessualità.

Dulcis in fundo la stoccata sul dibattito nostrano sulle unioni civili: “non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia”.

Premesso che questa posizione dovrebbe contare poco o nulla per lo Stato italiano e per il Parlamento, quanto quella dell’Iran sulle donne per intenderci,  non possiamo fare a meno di osservare che questa affermazione è falsa in quanto numerosi esponenti della Chiesa hanno palesemente dichiarato o fatto intendere che esiste una ricerca teologica in direzione opposta.

Siccome la Chiesa si occupa di omosessualità, infatti, è giusto anche rilevarne le contraddizioni ed è giusto anche porsi il problema dei tantissimi omosessuali costretti a fingere dentro la Chiesa.  Basti pensare quindi alle dichiarazioni in materia di ricerca dottrinaria di Charamsa, che non ha parlato solo di sè ma di un intero filone di studi teologici, di Monsignor Casale e di Padre Andrea Dall’Asta, allievo del Cardinal Maria Martini, che pur con sfumature diverse sostengono la capacità delle persone LGBTI di educare i propri figli.

Insomma, se il Sinodo rimane granitico la Chiesa non lo è di certo. Quindi, se da un lato bisogna politicamente comportarsi etsi deus non daretur, come se Dio non ci fosse, dall’altro bisogna inserirsi nel dibattito culturale interno al mondo cattolico ed evidenziarne le infinite incoerenze e contraddizioni, prima fra tutte il maschilismo imperante e l’assurda pretesa di parlare di famiglia senza saperne nulla.

 

Tags: × × × × ×