ILGA: omofobia in aumento, Italia peggio di Albania e Georgia

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Ultima tra i Paesi occidentali, sotto rispetto a Polonia, Georgia e Albania. E’ la fotografia del rapporto ILGA sulla situazione dei diritti LGBTI in Italia

Di Rosario Coco – Troppe volte sentiamo dire che l’emergenza omofobia non esiste. A dispetto di chi pensa che per parlare di omofobia bisogna vedere solo pestaggi e uccisioni, va detto che i dati sugli hate crimes diffusi da OCSE e UNAR, ben 27 casi in Italia nel 2015, rappresentano solamente l’estrema punta di un iceberg in cui la violenza consumata, allorchè si riesca a registrare, resta comunque solo l’elemento a valle del problema. Secondo il rapporto ISTAT del 2011, il 24% della popolazione LGBTI ha sofferto discriminazioni a Scuola, il 10,2% avrebbe subito discriminazioni nella ricerca di un alloggio, il 14,3% nei rapporti con i vicini, il 29,5% nella ricerca di lavoro ed il 22,1 % sul luogo di lavoro.

E’ chiaro che la stragrande maggioranza delle violenze a stampo omo-transfobico non vengono segnalate ed è ancora più chiaro che la violenza rappresenta solo l’ultimo dei fenomeni di discriminazione. Le vite segnate da discriminazioni, vessazioni e opportunità negate sono il nucleo dell’omofobia, l’humus da cui scaturiscono anche i casi di violenza.

Il rapporto ILGA 2015, la più importante ONG europea che si occupa dei diritti umani delle persone lesbiche, gay, bisex, trans gender e intersessuali, pone l’Italia come l’ultimo dei Paesi dell’Europa occidentale nella tutela delle persone LGBTI, il Paese in cui sono maggiormente vittime di discriminazioni.

Nel rapporto pubblicato quest’anno, il nostro Paese è passato al 34esimo posto su 49, collocandosi dopo Paesi quali la Georgia, la Slovenia, la Romania. Questo rapporto é stato presentato, a maggio scorso, ai rappresentanti dei governi nazionali al terzo forum IDAHO (International Day Against Homophobia) tenutosi in Montenegro in occasione della lla Giornata europea contro la omofobia e la transfobia”.

Questi dati dovrebbero fa riflettere molto la Politica, specie considerato il fatto che il dibattito sui diritti civili si è totalmente appiattito sulla questione unioni civili, ignorando completamente diverse questioni che riguardano le politiche culturali nel concreto, come l’interruzione della strategia nazionale LGBT avviata nel 2012 in collaborazione con il Consiglio d’Europa e non rinnovata alla scadenza del 2015, come la cancellazione, come la mancata pubblicazione del portale nazionale LGBT elaborato dall’UNAR, presentato e poi non messo online.

Sono segnali di un approccio superficiale e di compromesso che non possiamo permetterci, pena accettare un concetto di mediazione su un terreno che non vede interessi contrapposti, ma una precisa ideologia contro diritti umani palesemente negati.

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