L’ambasciatore omosessuale innamorato della nonviolenza – intervista a Fabrizio Petri

Dopo anni di studi tra Oriente e Occidente e una grande esperienza istituzionale di ambasciatore, fonda Globe Mae, un’associazione che riunisce i dipendenti LGBTI del Ministero degli esteri.

Di Delia Vaccarello – Sul fronte delle istituzioni il personaggio del 2014 non può che essere “L’ambasciatore omosessuale innamorato della nonviolenza”. Stiamo parlando di Fabrizio Petri che si è distinto per competenza e impegno civile nonché per uno stile e persino un look che sa mettere insieme Occidente e Oriente. Una pratica che si rispecchia nei modi cortesi, nei sorrisi ampi, nei gesti fermi, nel suo abbigliamento: indossa ora eleganti giacche Nehru ora giacche a quadri americane. Petri sarà coordinatore dal 2015 di Globe Mae, l’associazione che compie un anno proprio in questi giorni e riunisce i dipendenti lgbti del ministero degli Esteri. Globe Mae ha messo a segno ottimi risultati: ha proposto al Cidu (Comitato interministeriale per i diritti umani) la realizzazione della conferenza internazionale su “La realtà delle persone lgbt oggi”, tenutasi nella settimana anti-omofobia, sostenuta dalla Bonino e dal sottosegretario Della Vedova, salutata da una bella lettera della ministra Mogherini.

Conosco Petri dalla vigilia di questo evento, quando su invito della associazione Luiss Arcobaleno ci troviamo a fianco per fare opera di sensibilizzazione contro l’omofobia. La giornata vede con noi tra gli altri il professore Sebastiano Maffettone insieme a esponenti dell’Unar e della Luiss. Il clima è di quelli speciali, che vedono la promozione culturale dei temi LGBTI fatta a un livello alto e sostenuta da chi si dedica a questo compito con integrità, mettendo insieme la vita pubblica e quella privata. Petri intervenendo sui temi della nonviolenza e della omosessualità, parlerà anche dell’associazione appena nata e impegnata anche a conquistare sul fronte interno tutele per i dipendenti.

Abbiamo ottenuto il passaporto diplomatico per un collega, sposatosi in Spagna con il suo partner, che prestava servizio in un Paese dove l’omosessualità è reato. Un passaporto diplomatico viene dato quando si ritiene che ci sia una difficoltà e garantisce una certa protezione”, dichiara Fabrizio Petri. A volte succede che si presti servizio in situazioni ambientali locali molto complesse, come, appunto, in paesi che penalizzano i rapporti omosessuali. Ma più in generale “Se fai l’ambasciatore o il diplomatico cosa succede al compagno o alla compagna? devono prendere visti turistici? Se viene riconosciuta l’unione civile al partner viene data una tutela, altrimenti no.

In attesa di un intervento legislativo noi stiamo lavorando per favorire soluzioni che nel quadro normativo attuale possano comunque evitare discriminazioni agli omosessuali  ed ai loro partner, oltre che proteggerli laddove serva. A livello di diritto internazionale, in Occidente, ma anche in altri paesi, ad esempio dell’America Latina, ci sono legislazioni a favore degli omosessuali. In Europa in particolare ci sono importanti sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo e quasi tutti i paesi, tranne il nostro, hanno leggi che regolano le unioni o le nozze oppure relative al contrasto dell’omofobia, ma a livello globale invece siamo solo agli inizi”, aggiunge Petri. Di qui l’importanza di Globe Mae: “L’associazione nasce dall’esigenza di diventare visibili avvertita da un gruppo di colleghi. Appena ci siamo messi a ragionare insieme tutto è venuto spontaneamente. Poiché viviamo per lunghi periodi all’estero abbiamo acquisito una sensibilità in termini di diritti umani e di progresso civile che costituisce una risorsa da portare in Italia organizzando eventi pubblici e lottando per le conquiste sul fronte istituzionale e dentro il Ministero”.

Fabrizio Petri nel 2014 è sceso in campo dopo lunghi anni passati a viaggiare e a studiare e a cercare la convergenza possibile tra la psicologia analitica e la filosofia indiana per arrivare all’oggi con la decisione di mettere in pratica la nonviolenza nel senso ghandiano dunque in un orizzonte politico. “Gandhi diceva: la mia vita è il mio messaggio. C’è un passaggio cruciale tra la volontà di vivere la propria vita come omosessuali in una dimensione individuale e invece decidere di scendere in campo al fine di migliorare le condizioni di vita della collettività”, ci dice Petri. Questo passaggio richiede un esame di coscienza per capire fino a dove si vuole arrivare. “Con Globe Mae ho capito l’importanza di impegnarmi, appena qualche anno fa non sarei stato pronto, adesso ho sentito che non avevo più dubbi”.

Petri guarda a Ghandi: “Ghandi traghetta la nonviolenza dalla dimensione delle relazioni interpersonali alla dimensione politica. E questo a mio avviso diventa una ispirazione fondamentale per il mondo omosessuale”, aggiunge. “Il tema della noviolenza è la cosa più importante per me, qui convergono la mia vita personale e la mia visione della vita. Io ritengo che le persone LGBTI (acronimo internazionale di Lesbian, Gay, Transexual, Bisexual e Intersex ) portino un patrimonio nella società, chiunque ha deciso di vivere in maniera completa e aperta la propria sessualità ha fatto un percorso di grande adattamento e di conosceza interiore e ha sviluppato una grossa sensibilità nei confronti della sofferenza. Chi nasce nella dimensione della maggioranza può non porsi tante domande, invece per noi è quasi un percorso obbligato, abbiamo fatto una lunga strada per accogliere noi stessi e per provare a comprendere chi sono gli altri. Questo patrimonio di sensibilità può essere usato”. Petri mette l’accento non solo sulle discriminazioni subite in quanto lgbti, ma sul tipo speciale di contributo. “La nonviolenza dice di accettare la propria sofferenza non rispondendo alle aggressioni se non con la passività in questo modo c’è la possibilità di aprire nell’animo del violento un dubbio sul suo operato”.

Ma come approda Petri a questa visione del mondo? “Sono vegetariano da oltre venti anni, poi ho stretto una grande amicizia con Tiziano Terzani, infine sono arrivato a studiare il jainismo che ha influenzato Gandhi per via materna. Ho capito l’importanza politica dello stare vicino alla sofferenza. Negli anni ho intrapreso un percorso nonviolento a livello interiore, che in termini junghiani vuol dire affrontare l’Ombra, per liberarmi dall’aggresività brutale e dalle passionalità, ho avvertito tutto questo come un richiamo ineluttabile iniziato lentamente e procedendo per gradi. Sono stato spesso in India che è un paese di grandi contrasti, dove si può sperimentare tanto la nonviolenza che la violenza…. e lì mi è parso chiaro quanto sia fondamentale la dimensione dell’ascolto. Di fatto la nonviolenza è un momento in cui ti metti a disposizione”.

Un percorso (le cui tappe nel dettaglio si possono leggere nel sito di Petri diventato fondamentale anche dinanzi ai drammi della vita. “Mi ha stabilizzato anche interiormente, ho perso il mio fratello gemello qualche mese fa, ho mantenuto una grossa stabilità emotiva di fronte a questo dramma, ho cercato di trasformarla in qualcosa che può rafforzarmi. La vita ti mette dinanzi a fatti che non controlliamo, la nonviolenza mi ha permesso di accettare che ci sono cose incomprensibili ma che nel tempo le medesime cose possono trovare senso in una cornice molto più ampia”.

Quello di Petri diventa un appello rivolto al mondo omosessuale. I suoi libri Karma Aperto e Dharma Aperto (Moretti&Vitali 2012 e 2014) analizzano i punti di contatto tra Oriente e Occidente rispetto al tema della nonviolenza e preparano il terreno per la riflessione relativa al mondo LGBTI. Petri sottolinea che le persone Lgbti hanno un potenziale molto forte che può indurle a scegliere la nonviolenza, in quanto esposte all’aggressione del giudizio sociale e alla riflessione sulla propria particolarità iniziano un percorso di conoscenza interiore che le rende sensibili alla sofferenza. Un percorso che può diventare una grande risorsa anche dal punto di vista della scena politica e culturale. Le persone LGBTI potrebbero dunque contribuire a valorizzare il “progresso dei sentimenti” un percorso che modera gli eccessivi razionalismi dell’illuminismo e si inserisce nella evoluzione della conquista dei Diritti Umani.

L’invito di Petri, dunque, è di affiancare alla lotta per i diritti una cultura dell’apertura e della vicinanza. “Le persone LGBTI non dovrebbero limitarsi alle pur sacrosante rivendicazioni di libertà sessuale e affettiva – conclude Petri – , ma mirare anche a valorizzare la sensibilità e la tolleranza che hanno acquisito nel loro percorso di accettazione interiore quali valori e arricchimento per l’intera società”.