Lei Chiama Lei – Franca Valeri: “Il non contratto che protegge la felicità”

Al teatro Argentina fino al 7 giugno  “Il cambio dei cavalli”

Di Delia Vaccarello – “Quello che mi sfugge della vita di un altro appartiene solo a lui”, “le foto fanno parte del ciarpame della fiction” : frasi fulminanti, dispensate a ritmo serrato, che sferzano gli spettatori tra un “cambio di cavalli” e l’altro. All’Argentina a Roma va in scena l’ultimo lavoro di Franca Valeri, commedia pubblicata lo scorso anno nei tipi di Einaudi. Lei, che interpreta una signora raffinata e in età, è impeccabile, applaudita a fine pièce la sera de ldebutto da tutto il pubblico in piedi. Il tema è di quelli fondamentali: il rapporto padre figlio. La protagonista è stata l’amante del padre dell’imprenditore (Urbano Barberini) il quale ogni tanto fa una sosta a casa sua, così come ci si ferma a far benzina: una necessità che si ripresenta imperiosa.

Le domande del figlio sono quasi sempre autocentrate, le risposte spiazzanti. “Come vi eravate conosciuti?” chiede l’uomo, “Ho conosciuto un uomo solo con un bambino. Di chi? Non l’ho mai chiesto”. Il figlio indaga la vita del genitore, lancia domande per esplorare un mondo che non gli è mai appartenuto, cerca specchi di sé, ma la donna sistematicamente li frantuma. I due parlano spesso seduti a tavola, e mentre Franca Valeri resta sempre seduta (così si concentra sulla voce, giacché il teatro richiede molta forza fisica) Urbano Barberini si sposta nella parte del palcoscenico che lo vede quasi sempre in compagnia intima di una donna poco importante per lui, ma che s’imporrà.

Una giovane dalle idee chiare, che vuole una posizione. La debolezza è tutta nell’uomo, la forza quasi tutta nella donna anziana che non teme l’infelicità, che ha avuto a lungo rapporti con il padre di lui, che conosce il lutto, che ha incontrato “un uomo solo con un bambino”, senza chiedere mai di chi fosse. Che ha saputo non legare l’amore all’istituzione: “Il non contratto ha protetto la nostra felicità”. Non si è attaccata a quell’uomo come la giovane donna fa con l’imprenditore, ha accettato che della vita degli altri ci sfugge molto. Forse ha capito come far risuonare alcune corde fondamentali, alternando presenze a solitudini e in questo somigliando all’attrice/autrice: 95enne il prossimo luglio, una figlia adottiva, il teatro come scopo di vita, amato con tecnica superba e passione.

Il figlio rappresenta invece una generazione di mezzo, amorfa, incapace di grandezze. E’ schiavo di se stesso, dei propri dubbi, di una ricerca sul padre che non sa condurre. Chiede se ci sono foto del genitore, ma per la donna anziana la foto non è ricordo è solo ciarpame, un modo distorto e volgare di ricordare chi non c’è più. “Mio padre” dice, l’imprenditore, mettendo l’accento sul pronome possessivo. E si sente rispondere con una delle frasi più belle della commedia: “Nei rapporti umani non si sa mai chi è di chi”.

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