LGBT, Obama ne parla alla Nazione

Di Rosario Coco – Al centro di discussioni e dibattiti, ormai in uso in quasi tutti i documenti che trattato di discriminazioni e diritti umani e recepito da una buona fetta del mainstream, l’acronimo LGBT è stato per la prima volta utilizzato in un discorso ufficiale alla Nazione da parte del Presidente Barack Obama. Dopo aver sostenuto i matrimoni egualitari sin dall’inizio ed aver più volte reso pubbliche le sue posizioni di apertura sui diritti civili, Obama ha di fatto nominato ieri per la prima volta le persone lesbiche, bisessuali e transgender, dopo che Clinton aveva usato per la prima volta il termine “gay”. Nel discorso “The State of the Union”, il più importante dell’anno, ha detto:

“Per questo difendiamo la libertà di espressione, e difendiamo i prigionieri politici, e condanniamo la persecuzione delle donne, delle minoranze religiose, o delle persone gay, lesbiche, bisessuali e transgender. E lo facciamo non solo perchè è giusto, ma perchè tutto questo alla fine ci rende più sicuri”.

Da notare anche il fatto che Obama distingue le persone LGBT dal concetto di minoranza in senso strettamente quantitativo, come nel caso delle minoranze religiose.

Obama si è poi espresso anche sul matrimonio egualitario, spiegando come abbia visto negli anni un progressivo mutamento dell’opinione pubblica sulla questione e come esso sia oggi diventato un argomento che riguarda la libertà di tutto il Paese.

Siamo insomma di fronte ad un importante riconoscimento storico, che sarà un punto di riferimento anche per quelle istituzioni come la FRA, Europea Union Agency for Fundamental Rights, che iniziano ad utilizzare anche la lettera I nell’acronimo (intersessuati) e per le  molte realtà associative che utilizzano anche la lettera Q (Queer).

Ciò che è fondamentale è mantenere ferma la distinzione tra l’aspetto descrittivo di qualunque acronimo e l’aspetto che riguarda le rivendicazioni. Non esistono, come è chiaro dal discorso di Obama, “diritti LGBT”, bensì persone LGBT, animate da una battaglia per gli stessi diritti di ogni cittadino e per un rinnovamento culturale di libertà e inclusione.

A questo proposito, si pone una riflessione: le prossime azioni rivendicative di associazioni e società civile dovranno certamente insistere con maggiore chiarezza sul riconoscimento culturale e giuridico del pluralismo degli orientamenti sessuali e delle identità di genere, riconoscimento che non cancella alcuna differenza biologica, come vorrebbe dire qualcuno, bensì valorizza tutte le differenze e le sfaccettature dell’essere umano e va pertanto inquadrato nell’ambito delle libertà fondamentali della persona.