L’”Ussaro in affitto”, storia di Rossella e delle sue due mamme

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Di Delia Vaccarello – Ho qualche immagine di quando avevo tre anni ed ero piccolina. La mamma mi teneva per mano e passeggiavamo in riva al mare, a me è sempre piaciuto mettere i piedi nell’acqua e giocare con le onde. Sotto l’ombrellone con il mio asciugamano pronto c’era l’altra mamma.

MammaOsa (che a volte chiamo anche mammaOrsa perché è grassoccia) mi preparava la frutta da mangiare terminato il bagnetto, in mare entravo con mammaLia che è più alta. Abbiamo sempre fatto un gioco con mammaLia, lei mi prende in braccio ed entriamo in acqua così. Poi a poco a poco mi fa toccare l’acqua, prima il piedino, poi le coscette, poi il pancino, e poi mi immerge tutta, e io urlo perché l’acqua mi fa questo effetto, come se bevessi un bicchiere di menta o di coca cola ghiacciata. Lei dice che è come quando sono uscita dalla sua pancia, infatti eravamo nell’acqua anche allora, insieme.

Questa estate che ho compiuto 9 anni non lo ha fatto più, ma qualche volta per gioco lo facciamo ancora. Solo per gioco, ora sono grande e a mammaLia viene il mal di schiena se mi tiene troppo in braccio.

La prima volta che sono andata a scuola, proprio il primo primo giorno di scuola, non di asilo, mi hanno accompagnato tutt’e due. MammaLia ha parlato con le maestre e insieme a lei c’era anche mamma Osa, che però stava come un passo indietro, perché a lei non importava tanto di parlare con la maestra. A lei importava soprattutto di guardare me.

Da allora ogni mattina a scuola mi accompagna sempre Mamma Osa, mi compera la merenda calda al panificio, mi tiene per mano fino al portone. Qualche giorno fa quando mi ha salutato ho visto che aveva gli occhi lucidi, le ho chiesto perché, mi ha risposto che era raffreddata.

La sera prima però avevo sentito alla televisione parlare di una cosa strana, che ha a che fare con le case. Anche le mamme ne hanno parlato, prima a tavola, e poi hanno continuato ancora dopo che mi hanno messo a letto. Anche lo zio Walter, che è venuto da due anni a stare a Roma dalla Sicilia e ha preso una casa in affitto, ne parla spesso, dice che gli affitti a Roma sono cari. Le mamme parlavano di una cosa tipo “Ussaro in affitto”, non so chi è, forse è un tipo che viene dalla Polonia come la donna che ci aiuta per fare le pulizie e che, come lo zio, ha preso una casa in affitto a Roma. Oppure è un’altra cosa.

MammaOsa era arrabbiata, mammaLia diceva: vedrai che qualcosa cambierà.

Qualche giorno dopo a scuola, una bambina, Elisabetta, con la quale a volte litigo perché vuole sempre le mie matite colorate (mammaOsa mi ha comperato un astuccio da 44) mi ha detto: tu sei figlia dell’”Utero” in affitto. Io ho risposto che non è affatto vero, io sono figlia delle mie mamme, e non so chi è questo signor Utero e neanche il signor Ussaro, e poi se vogliamo dirla tutta noi abbiamo la casa di proprietà, non siamo in affitto. La nostra casa è bella, piena di sole, all’ultimo piano con un grande terrazzo e io ho una stanza dove dormo e una stanza per i giochi. “In affitto ci sarai tu” le ho urlato, e le ho strappato il quaderno dove aveva colorato i disegni. Lei non si deve permettere di dire che noi siamo in affitto!

Quando è venuta a prendermi mammaOsa gliel’ho detto subito: Elisabetta mi ha offeso, vai a parlare con le maestre. “E’ brutta e deve smetterla di dire che siamo in affitto” ho continuato.

MammaOsa, chiamandomi Rossellina con quel tono speciale che usa in questi casi, mi ha fatto capire che ci sono molte persone che vivono in affitto e che non c’è nulla di male. Mi ha anche fatto notare (dice così proprio: ti faccio notare ….) che non è giusto strappare i quaderni dei compagni. “Insomma allora ho torto io?” Le ho chiesto arrabbiata. Lei mi ha risposto di no, che non ha torto nessuno, che alla televisione e sui giornali parlano di cose in maniera confusa e chi ascolta e non conosce famiglie come la nostra con due mamme, non capisce, e si fa idee tutte sue. E, in conclusione, mi ha di nuovo fatto notare (uffa!) che i quaderni degli altri non si toccano. Però io la conosco, secondo me era triste, infatti guidava a scatti.

Era tutta colpa mia?

Dopo qualche minuto, visto che era una bellissima giornata, ha deciso di portarmi al mare insieme alla nostra cagna Luna a passeggiare e a prendere il gelato.

Un paio di sere dopo siamo andate a mangiare la pizza anche con lo zio Walter per scambiarci gli auguri di Natale. E mentre io mangiavo le patatine fritte, lui ha detto che la Grecia è più avanti di noi, che adesso hanno le leggi che noi aspettiamo da tempo. Le due mamme si sono guardate come quando si guardano con dolcezza, dritto dritto negli occhi per lunghissimi momenti che sembrano non finire mai.

A un certo punto mi sono sentito il cuore scoppiare, avevo una cosa che dovevo dire assolutamente, ho preso in mano il bicchiere di birra dello zio e con tono solenne ho dichiarato: non mi importa se l’Ussaro è in affitto, e se a Roma gli affitti sono cari. Se l’Ussaro vuole, può andare in Grecia che sta meglio perché sono più avanti di noi.

La cosa che mi importa di più è che le mie mamme sono tranquille, che siamo
tutti tranquilli, proprio come adesso.