Mano nella mano. Riflessioni sul diritto all’indifferenza

Non potersi concedere certi gesti apparentemente banali e spontanei: da qui la repressione e la costrizione che conosciamo bene.

Di Rosario CocoMano nella mano. Dal fatto che una certa cultura dominante ci fa vergognare di quel semplice gesto, con un fidanzato o anche solo una persona che stiamo conoscendo, deriva forse  la maggior parte dei problemi delle persone LGBT.

Ho ripescato questo spot di ILGA Portogallo che è tornato a girare nel web, che rappresenta proprio due persone che si tengono per mano ed è molto effice nel messaggio che vuole dare.

Provate a vivere da eterosessuali in un mondo dove dovete nascondere tutto ciò che provate agli occhi del “pubblico”, sin dalle prime esperienze in adolescenza.  Ne risentirà  la vostra  capacità di provare e mostrare affetto, di fidarsi dell’altro, di mettersi in gioco, di vincere la timidezza. E tutto questo porterà in molti casi ad uno sfogo compulsivo delle proprie tensioni quotidiane, uno sfogo che può investire anche la dimensione sessuale o avere pesanti ripercussioni sulla propria vita quotidiana. Ebbene sì succederebbe anche alle persone eterosessuali, dando ovviamente per scontato che per tutti e tutte un’attività sessuale sana, frequente e fiorente, vorrei sottolineare, è quanto di più auspicabile e naturale.

Ma lo sfogo e l’evasione dalla realtà sono qualcosa di ben specifico. Sono ingredienti ben presenti di per sè nella sessualità (la famosa trasgressione), ma che nel momento in cui diventano preponderanti indicano una situazione di costrizione, di difficoltà, di repressione della personalità.

Il sesso come mero sfogo insomma, non più come benessere e piacere in sè.  Questo spot, che rivendica il “diritto all’indifferenza”, mostra a mio avvisto proprio l‘origine di questi fenomeni, ovvero il fatto di non potersi concedere certi gesti apparentemente banali e spontanei: da qui la repressione e la costrizione che conosciamo bene.

Questo elemento, insieme alla marea di tabù sulla sessualità e sul corpo in generale, è alla base di quella miriade di guai che sperimentiamo ogni giorno.

A ben vedere, rivendicare l’indifferenza, non significa che bisogna “normalizzarsi”, come si potrebbe pensare ad una prima letttura dello spot,

bensì affermare che vi siano determinati atteggiamenti spontanei delle persone che debbano rimanere “indifferenti” ad alcun giudizio morale perchè ordinari, irrinunciabili e vitali, prima ancora che “normali”.

La “normalità” è un concetto ambiguo: può essere liberatoria se vista nel suo significato descrittivo, che indica uno stato di cose esistente e persistente nel tempo, ma inchioda e incatena se vista nel suo significato prescrittivo, nel momento in cui pretende di indicare cosa deve o non deve essere considerato “normale”.

Insomma, a tutti coloro che ancora ci raccontano la favola del “nulla in contrario ma in pubblico no perchè ci sono i bambini”, va spiegato che la nostra battaglia di liberazione sessuale è stata sempre una battaglia che ha riguardato l’individuo nella sua interezza, adulto o bambino che sia.  Per questo bisognerebbe chiamarla liberazione sessuale ed affettiva.

Non si tratta di sbandierare alcun orientamento nè di “ostentare” alcunchè. Si tratta di manifestare i propri sentimenti nel modo più immediato e naturale che esista, dove immediato vuole dire “senza mediazioni”, cioè senza pensarci sopra. Affettività e sessualità vanno di pari passo. Reprimere una delle due componenti vuol dire negare dignità e pienezza anche all’altra. Vuol dire in poche parole negare proprio quel “pieno sviluppo della persona umana” garantito dalla nostra Costituzione.

E a volte, proprio i bambini, a giudicare dalla serenità e dall’indifferenza con la quale si rapportano di fronte a coppie o persone omosessuali, sembra quasi che la Costituzione l’abbiano letta prima di imparare a leggere.

Tags: × × × × × × × × ×