Matrimonio omosessuale contro natura? Falso. Intervista alla filosofa Nicla Vassallo

In natura non ci sono famiglie né matrimoni, in natura ci sono specie i cui individui hanno, anche, relazioni omosessuali. Se per natura invece intendiamo l’ordine naturale creato da dio, dobbiamo sposare determinate religioni e seguirle con coerenza. Tutto ciò non dovrebbe minimamente influire sulla concezione del matrimonio civile. Ne parliamo venerdì 12 al Pride park del Roma Pride

Di Delia Vaccarello – Il matrimonio omosessuale? Non è affatto contro natura. Ci sono molte argomentazioni diffuse contro le nozze gay che la filosofa Nicla Vassallo affronta nel suo ultimo testo “Il matrimonio omosessuale è contro natura. Falso” (ed. Laterza). Pezzo per pezzo, con uno stile agile e un tono appassionato, l’autrice indaga e smonta stereotipi, pregiudizi, concezioni fallaci, idee di maggioranza contro le nozze gay facendo leva sulle controprove sociologiche e filosofiche. Un libro che invita tutti  a ragionare. E lo faremo venerdì 12 giugno a partire dalle 18.30 con interventi di presenza e via web al Pride park di Roma. Nel testo la filosofa smaschera le convenzioni che scambiamo per convinzioni: l’eterosessualità è una fisima sulla sessualità “naturale”, dichiara. Il matrimonio same sex, dicitura scelta anche perché “riecheggia un’internazionalità civile di cui il nostro paese manca”, è un diritto che deve essere riconosciuto se vogliamo definirci una società civile e umana. Un libro che ha un obiettivo preciso: “Non è un libro scritto contro l’eterosessualità ma un libro in cui faccio vedere i paradossi in cui cadono gli eterosessuali”. Dietro le quinte del testo respira il significato forte, oggi diluito o del tutto smarrito, della parola amare. “Non siamo oggetti, scoprire l’altro non è scoprire la sua anatomia”.

Il matrimonio same sex viene considerato contro natura. Il matrimonio etero no. E’ come dire: possono sposarsi solo il “vero uomo” e la “vera donna” e, dunque, solo se sposi una donna sei un vero uomo e solo se sposi un uomo sei una vera donna. Il vero uomo e la vera donna esistono o sono invenzioni culturali?

Dobbiamo distinguere tra appartenenza sessuale e appartenenza di genere e capire che le categorie femmina e maschio appartengono solo alla biologia. A livello di senso comune, però, non viene recepita la differenza tra sesso e genere e si arriva anche a ritenere che ci siano solo due sessi laddove la biologia ci dice che non è così. C’è una costruzione culturale in base alla quale al sesso di appartenza si fa corrispondere un determinato genere. Queste caratteristiche sono dettate dalla società e dalla cultura. C’è un dualismo che viaggia nelle tante culture e per questo dovremmo chiamarle inculture. Ci troviamo così dinanzi a tante donne fatte con lo stampino e a tanti uomini fatti con lo stampino. Si tratta di un modello vigente, uno stereotipo.

La campagna “Legalize Love”, per il matrimonio egualitario negli USA

Il vero uomo e la vera donna sono fatti con lo stampino eppure andrebbero bene. E il resto no. Perché?

Perché viene trasferito uno stereotipo sul piano etico, facendo una errata applicazione dell’etica

Il fine del matrimonio sarebbe figliare e per questo il matrimonio same sex sarebbe contro natura. Eppure ci sono etero che non figliano e sono sposati o che usano contraccettivi. Questo argomento non basta a smontare l’idea diffusa che il matrimonio etero sia l’unico secondo natura. Come mai?

Siamo dinanzi a una debolezza ancestrale. Gli etero che vogliono dei figli fanno di tutto per volere i “propri” figli, i figli del sangue, come se fossimo rimasti a una età molto primitiva e non sapessimo ragionare. Come se fossimo persone che non pensano che cosa voglia dire generare una vita umana. Diciamolo, molte coppie etero fanno figli per caso. Senza pensare a cosa significhi.

Viviamo nella convinzione che l’eterosessualità esista da sempre: è un errore?

A livello terminologico omosessualità ed eterosessualità nascono solo nell’800, il secolo in cui la medicina ha preso piede. A crearle infatti è stata la medicina e all’inizio erano considerate entrambe forme di rapporto perverso. Nel 1901, il Dorland’s Medical Dictionary, definisce l’eterosessualità come un appetito anormale e perverso verso le persone di sesso opposto al proprio. L’eterosessualità è una fisima sulla sessualità “naturale”. Tale fisima si è imposta insieme alla dicotomia eterosessuale/omosessuale che è in realtà una espressione sociale.

Siamo rimasti all’800 dunque, come mai?

Siamo eredi dell’800, mancano coscienza umana e coscienza civile. La maggior parte delle persone è egoista. Se ad esempio in ambito cattolico viene trasgredita ogni norma imposta, in altri ambiti ci si cura solo di ciò che riguarda da vicino. In occasione del referendum sulla fecondazione assistita dal mio punto di vista non si è andati a votare perché il problema non era sentito come personale. Insomma, questa la posizione diffusa: il problema non è mio non me ne importa nulla. Anche i casi di omofobia vengono alimentati dallo stesso atteggiamento che collude con chi aggredisce: “il problema non è mio e non mi riguarda”.

Che ne pensa delle offese omofobiche spacciate per frasi pronunciate in nome del diritto all’espressione?

La questione omosessuale comincia a riguardare quando viene chiamata in causa la libertà di espressione, in quel caso molti si ritengono liberi di dire qualunque cosa passi loro per la testa, ma libertà di espressione non vuol dire affatto affermare cose false. Ogni affermazione deve poter avere ragioni fondate per essere espressa. Dinanzi alle concezioni omofobiche bisogna sempre chiedere a chi le esprime: “Perché lo credi?”. Chi fa una affermazione deve essere in grado di giustificarla.

Nel libro lei parla sempre di matrimonio civile e non religioso. La concezione del matrimonio civile e di quello religioso hanno dei punti di contatto?

Sì, in molte concezioni errate di matrimonio civile si sono infliltrate le posizioni religiose. Da tali concezioni ci si sta faticosamente distaccando in Occidente, ma non avviene così per alcune delle altre religioni. In molti paesi Gay e lesbiche sono condannati con le pene più efferate, e anche su ciò dovremmo riflettere quando andiamo a parlare di diritti umani.

“L’amore come dovrebbe essere comporta la conoscenza continua di noi stessi e l’attenzione nei confronti della persona che amiamo. Non siamo meri oggetti. Leggiamo, soffriamo, cambiamo. Al centro c’è la conoscenza dell’altro. Di questo bisogna parlare, altrimenti non avrebbe senso parlare di innamoramento.”

Dietro la negazione del matrimonio same sex c’è lo spettro della malattia mentale: gay e lesbiche sono ancora considerati pazzi?

No se prendiamo atto di ciò che ci dice oggi la psichiatria. Rimane il fatto che dalla opinione comune gay e lesbiche sono considerati malati mentalmente o visti come portatori di malattie fisiche per cui in qualche modo vengono ghettizzati. Un esempio: l’insegnante è gay e non lo vogliamo. Come se l’orientamento sessuale facesse parte di ciò che io vado a insegnare. Accettiamo invece senza problemi che i nostri figli vengano educati in senso religioso o che l’insegnante possa essere amorale. C’è una fissazione che vede il male associato all’orientamento sessuale omosessuale. E tale fissazione resta nonostante le controprove filosofiche e sociologiche. Di fatto c’è una grande carenza di ragionamenti su se stessi e sulla propria sessualità, Scruton, (filososofo di punta della destra britannica e polemista, ndr) fa affermazioni che hanno poco a che fare con la conoscenza dell’altro quando dice ad esempio che l’aprirsi del sè al mistero di un altro genere è una caratteristica della maturità sessuale.

Parliamo di amore allora. Amare vuol dire scoprire, conoscere l’altro ma anche fermarsi dinanzi all’enigma dell’altro. Un uomo con un uomo e una donna con una donna non avrebbero tale fortuna in amore secondo il pensiero di molti, tra cui Roger Scruton, per il fatto che una persona del medesimo sesso è già conosciuta. Una persona del proprio sesso e genere non offrirebbe nulla da scoprire e quindi il legame con lei sarebbe immaturo. Che cosa implica tale svalutazione dell’amore omosessuale?

Secondo tale concezione scoprire l’altro è scoprire la sua anatomia. Risulta conveniente gettare la diversità sulla genitalità, fondarla sugli organi genitali. Non si pensa che non esistono in natura due organi maschili e due organi genitali femminili identici. Puntiamo sugli organi genitali perché sono le cose più facili da afferrare. Visto che la maggior parte è d’accordo su ciò, si è d’accordo sul fatto che rapportarsi con l’alterità e l’essere complementari siano dimensioni tutto sommato non molto faticose. Di fatto l’amore comporta una condivisione ben maggiore di quella esclusivamente fisica. Comporta una complementarietà mentale, implica la ricerca della bellezza, si schiude in una relazione che non è fatta di mera materialità e che non ha a che fare con la convenienza. L’amore come dovrebbe essere comporta la conoscenza continua di noi stessi e l’attenzione nei confronti della persona che amiamo. Non siamo meri oggetti. Leggiamo, soffriamo, cambiamo. Al centro c’è la conoscenza dell’altro. Di questo bisogna parlare, altrimenti non avrebbe senso parlare di innamoramento.

Un selfie postato da due papà americani su Instagram che ha fatto il giro del mondo

La relazione omosessuale ci apre a un’idea nuova dell’amore o a un’idea autentica dell’amore che oggi viene tutto sommato tradita?

Le omosessualità – parliamone al plurale – possono essere tante e diverse e ci hanno già mostrato aperture diverse rispetto all’amore. Nelle omosessualità c’è meno conformismo, basta accendere la tv e accorgersi quanto di rado si trova un film gay per capire che non sono lesbiche e gay a porsi in un ghetto, piuttosto vivono costantemente in un ghetto creato dalla maggioranza di riferimenti eterosessuali. Tutta la nostra società è costruita così. Le omosessualità hanno già mostrato che si può vivere in un modo diverso e più consapevole. Gli amori omosessuali perché più sofferti presentano maggiore autenticità. Gli etero dovrebbero uscire dai loro standard e dalle convinzioni su cui si sono radicati che sembrano inamovibili. Ma sono convenzioni più che convinzioni

Che concezione della sessualità si annida dietro la convinzione che solo gli etero hanno diritto al matrimonio?

Si potrebbe essere contro il matrimonio same sex perché il fare sesso non può essere procreativo. Ma allora dovremmo riconoscere il diritto al matrimonio solo a coloro che firmano una carta impegnandosi a fare sesso procreativo. E dovremmo verificare la loro fertilità e che saranno buoni genitori, tagliando fuori le donne in menopausa e gli uomini in andropausa.

E’ implicito nel rapporto matrimoniale etero un fare sesso opaco, lontano dalla conoscenza e dall’amore per l’altro?

Si, il rischio c’è. Ci si riduce spesso a forme di sesso in cui non c’è reciprocità, l’uomo è ossessionato dalla idea di dominare, e il sesso viene spesso fatto in modo standard. C’è un rischio altissimo di miseria sessuale,di rapporti convenzionali, con un punto di vista maschile che domina. Anche quando è la donna a dominare c’è questo punto di vista maschile. Voglio sottolinearlo, lo scopo del mio libro è portare tutti a ragionare, non è un libro scritto contro l’eterosessualità ma un libro in cui faccio vedere i paradossi in cui cadono gli eterosessuali. L’invito rivolto a tutti è a ragionare

Siccome il modello etero è imperante, non c’è il rischio per gli sposi gay e le spose lesbiche di omologarsi, di diventare sposi etero mascherati?

Alcuni intellettuali lesbiche e gay si oppongono al matrimonio temendo che sposandosi ci si conformi, io ritengo che questo non sia vero perché il matrimonio viene comunque vissuto in modi diversi. Non vedo perché in virtù di un rischio vietare un diritto umano agli omosessuali. Il rischio c’è e dipende dalla razionalità e dalla emotività delle spose lesbiche e degli sposi gay . Ci sarà chi vorrà attingere alla famiglia tradizionale, aggettivo che presuppone erroneamente che la tradizione sia in sé portatrice di valori positivi, e chi interpreterà il matrimonio alla luce di un amore autentico.

Quando siamo per strada quante coppie etero vediamo in cui lei guida una moto potente e lui fa il passeggero? Per strada vediamo spesso se ci sono due coppie, due donne che parlano tra loro e gli uomini tra loro. Sembra di parlare di secoli fa ma le cose stanno così. La sofferenza subita dagli omosessuali li ha spinti ad avere maggiore sensibilità e a cercare nuove forme di libertà. Nel mio caso c’è un legame con la conoscenza, se soffro sono portata a conoscere più me stessa e chi sono, La sofferenza ci porta a esplorare aspetti molto profondi di noi stessi e di conseguenza a sviluppare maggiore sensibilità nei confronti di persone che hanno sofferto. E’ possibile dunque che gay e lesbiche possano cercare di realizzare un matrimonio che non sia una macchietta.

L’apertura di Papa Bergoglio alle persone LGBT è da tempo ogetto di dibattito: apertura autentica o limitatissimo spiraglio?

Come valuta le posizioni della Chiesa di Papa Bergoglio?

Penso alle posizioni illuminate del cardinale Martini che cito nel mio libro. Da allora sono passati anni e non mi sembra che la Chiesa cattolica abbia fatto passi reali nei confronti della omosessualità. Bergoglio ha detto: “chi sono io per giudicare”. Ma le sue posizioni rispetto al matrimonio same sex sono chiare. Bisogna capire cosa si intende per famiglia naturale. In natura non ci sono famiglie né matrimoni, in natura ci sono specie i cui individui hanno relazioni omosessuali. Se per natura invece intendiamo l’ordine naturale creato da dio, dobbiamo sposare determinate religioni e seguirle con coerenza. Tutto ciò non dovrebbe minimamente influire sulla concezione del matrimonio civile.

Lei scrive nella premessa: “Chi pubblicamente, privatamente o nascostamente, osteggia l’omosessualità e il matrimonio tra persone del medesimo sesso dà prova, non solo di irrazionalità, ma di vera e propria barbarie” . L’Italia è immersa nella barbarie?

In qualche modo sì, non passa giorno in cui non sentiamo qualcuno che si esprime in modo barbaro contro le persone omosessuali, l’Italia è irrispettosa di ciò che avviene in Europa e della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Sulla base di sondaggi ci viene a volte comunicato che un tot della popolazione sarebbe favorevole al matrimonio o alle unioni civili. Chi dichiara così vuole dire pubblicamente “sono evoluto, non dichiarerò mai il contrario”. Ma i sondaggi in realtà sono fallimentari. La posizione diffusa è: non sono contrario alla omosessualità, ma non voglio che mio figlio venga a casa e dica che è gay. Nessuno pensa che quando accade qualcosa a gay e lesbiche questi, essendo privi di diritti, si trovano spaventosamente esposti a una negazione di ciò che sono e dei loro legami di amore.

Ci sono cose simili che chiamiamo allo stesso modo. Gli scacchi e la dama sono cose diverse ma entrambe sono considerati un gioco. Lei suggerisce, facendo riferimento all’idea di famiglie di parole di Wittgenstein, di non fare differenza tra matrimonio etero e matrimonio same-sex, di non usare nomi diversi. Ritiene sia un obiettivo possibile?

Potremmo chiamarli matrimoni e basta o usare un termine che li definisca entrambi. Deve essere un obiettivo possibile, come è stato possibile in altri Paesi. A meno di credere che viviamo in un Paese tale solo a parole, che prova pietà per gli omosessuali e non riconosce loro lo statuto di essere umano. Una persona etero non può in quanto etero credersi superiore all’omosessuale e negare per questo a un gay o a una lesbica la loro piena umanità. Nella umanità c’è anche il desiderio di sposarsi e tale desiderio deve potersi affermare.

Il diritto al matrimonio, se riconosciuto, cambierà stereotipi e pregiudizi relativi all’omosessualtà?

In Sudafrica c’è il matrimonio same sex, ma da quando c’è è aumentata l’aggressività degli eterosessuali nei confronti degli omosessuali, aggressività che sfocia in omicidi

che poi non vengono puniti. Ci vuole tempo, così come c’è voluto tempo per superare la schiavitù anche dopo che è stata abolita, e certe forme di schiavitù, come la tratta delle prostitute, permangono ancora. C’è voluto molto tempo.

Nicla Vassallo (http://www.niclavassallo.net/http://unige-it.academia.edu/NiclaVassallo) filosofa di fama internazionale, specializzatasi al King’s College London, è attualmente professore ordinario di Filosofia teoretica presso l’Università di Genova.La sua figura di intellettuale si distingue per l’eleganza, il rigore e la consapevolezza della propria funzione pubblica. Il suo pensiero e le sue ricerche scientifiche hanno innovato e rinnovato settori dell’epistemologia, della filosofia della conoscenza, della metafisica, dei gender studies. Autrice, coautrice, curatrice di ben oltre cento pubblicazioni, della sua importante produzione scientifica, in italiano e in inglese, ci limitiamo a ricordare i volumi più recenti: Filosofia delle donne (Laterza 2007), Teoria della conoscenza (Laterza 2008), Knowledge, Language, and Interpretation (Ontos Verlag 2008), Donna m’apparve (Codice Edizioni 2009), Piccolo trattato di epistemologia (Codice Edizioni 2010), Terza cultura (il Saggiatore 2011), Per sentito dire (Feltrinelli 2011), Conversazioni (Mimesis 2012), Reason and Rationality (Ontos Verlag 2012), Frege on Thinking and Its Epistemic Significance (Lexington–Rowman & Littlefield 2014), Il matrimonio omosessuale è contro natura: Falso! (Laterza 2015). Fa parte di consigli direttivi e comitati scientifici di autorevoli riviste specialistiche, oltre che di associazioni e fondazioni. Scrive di cultura e filosofia su testate giornalistiche tra cui Domenica de Il Sole 24 ore e il Venerdì di Repubblica. Ha pubblicato una raccolta di poesie, Orlando in ordine sparso (Mimesis 2013), in cui a primeggiare risultano le tematiche dell’amore, dell’identità personale, del dolore e della bellezza, del significato della vita. Sta, al presente, lavorando su differenti aspetti dei rapporti umani, in relazione alle istituzioni, specie eteronormative e matrimoniali. Ha vinto il premio di filosofia “Viaggio a Siracusa” nel 2011. Dal Fai è stata giudicata la “filosofa italiana dalla brillante carriera internazionale”.