Omicidio Tel Aviv: la responsabilità è di chi discrimina

tel_aviv_ragazza_pride_uccisaLa morte di Shira, la ragazza israeliana uccisa da un ebreo ortodosso nel corso del Pride di Gerusalemme deve far riflettere seriamente tutti coloro che si scagliano ogni giorno in maniera aggressiva contro le persone LGBTI. Le parole dei genitori, a questo proposito sono state esemplari:
“Vogliamo dire che non ce l’abbiamo con la gente che si copre la testa con la ‘kippa” o che porta le barbe”, hanno detto riferendosi agli ebrei ortodossi. “Sappiamo bene quante preghiere sincere e commoventi sono state recitate da loro in maniera discreta per invocare la sua guarigione”. “Piuttosto – hanno aggiunto – siamo contro l’intolleranza, l’odio, il tentativo di santificare un obiettivo a spese del dolore del prossimo”.

E’ proprio quest’ultima frase che individua il punto nodale: opinioni, pensieri e culture che infliggono dolore al prossimo e ne limitano la libertà incitando alla discriminazione e all’odio non possono avere cittadinanza in un Paese che si definisce civile e democratico.  Questo evento, in un mondo ormai globale, ci chiama a reagire contro tutti gli integralismi e ad inchiodare ciascuno alle proprie responsabilità: ogni volta che le persone LGBTI vengono additate come corruttrici di bambini e minaccia per la famiglia, purtroppo aumentano le possibilità che una mano accecata dal pregiudizio possa brandire un’arma contro qualcuno, come è accaduto alla giovane israeliana appena sedicenne.

Mario Marco Canale

Presidente Nazionale Anddos

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