Piazze a confronto sui diritti: l’eguaglianza e il degrado

piazze a confronto

Un confronto tra la piazza del Circo Massimo del Family Day e Piazza della Scala a Milano durante il pomeriggio dello scorso 23 gennaio, una delle 98 piazze di Svegliati Italia.


 

Di Delia Vaccarello – La televisione si è messa dalla parte dei diritti: le “piazze” di una certa Tv hanno tifato per l’eguaglianza. E’ successo in questi giorni, nella settimana tra le due manifestazioni, quella del 23 gennaio per i diritti che ha riempito 98 piazze italiane, svegliatitalia, e quella del Family day che ha portato a Roma 200 mila persone al Circo Massimo. Per prima ha iniziato Mtv. L’emittente privata ha mandato in onda alle 23, un po’ tardino a dire il vero, il bellissimo film di Claudio Cipelletti realizzato con Agedo “Due volte genitori”. Si tratta di un gruppo di genitori che testimoniano cosa ha voluto dire per loro sapere che il proprio figlio è gay, che la propria figlia è lesbica. Sono genitori che si sono messi a nudo per raccontare un percorso di discussione di se al termine del quale si sono ritrovati quasi sempre migliori.

Ancora. Domenica 31 gennaio c’è stato un doppio appuntamento. La Litizzetto a “Che tempo che fa” ha puntato l’indice contro certe smaccate ipocrisie del family day, ha sottolineato che il meloncino della Meloni incinta non è venuto fuori in una famiglia tradizionale giacché la Meloni non è sposata. Eppure il 30 gennaio la Meloni era in piazza al Circo Massimo come paladina della famiglia “in regola”. La Litizzetto ha poi lanciato il Rischianiente, non si rischia niente se ci si ama, non crolla il mondo, e quindi hasctag “a volersi bene rischianiente”.

In seconda serata, Iacona ha parlato di omofobia nelle scuole. Sebbene è apparsa assurda la collocazione del tema rigorosamente in un orario considerato fascia non protetta, il conduttore ha trattato i temi che più sono stati usati in questi mesi per colpire le persone lgbt: i libri messi all’indice dal sindaco di Venezia, primo fra tutti il piccolo uovo di Altan. Oppure Il gioco del rispetto fatto a Trieste nelle scuole che ha scatenato le ire di alcuni genitori bigotti.

Iacona ha sentito anche Teresa Manes, la mamma di Andrea che si è tolto la vita perché deriso anche su fb e soprannominato “il ragazzo dai pantaloni rosa”. Agghiacciante la testimonianza di Teresa Manes: la scuola si è chiusa a riccio. Sono stata isolata.

Molta tv ha tifato per i diritti. Ha sostenuto con argomenti e inchieste il mondo che è sceso in piazza il 23. Quel mondo non è composto solo da gay e lesbiche, ma da tutti coloro che sentono con forza la necessità del rispetto dei diritti umani. Sabato 23 sono scesi in piazza gli italiani che credono che sia giunto il momento di fare un salto di civiltà, tutti coloro per i quali la coperta dei diritti non è corta. Le piazze di sabato 23 erano piene di giovanissimi, non solo dei figli delle famiglie arcobaleno e delle tante famiglie etero decise a manifestare “per la causa”.

Il Family day aveva pochissimi giovani.

Era una piazza “contro”, mentre quella dei diritti era una piazza “per”.

Alcuni cartelli erano scioccanti, abbiamo visto bambini seduti sul prato del circo massimo tenere in mano cartelli con le immagini stilizzate di due donne e di due uomini e sopra scritto “sbagliato”.

Mi sono chiesta quali danni stessero facendo questi genitori che dicono di essere i migliori educatori, che sostengono che l’educazione sentimentale debba farla solo la famiglia e non la scuola. Mi ha risposto indirettamente Augias intervistato da Floris: non si può normare il modo di volersi bene. Non possiamo insegnare a qualcuno il “modo giusto” di amare, l’amore non può essere legato al “devi amare quello, non devi amare quella”. (trasmissione andata in onda il martedì di inizio di discussione del ddl Cirinnà al Senato)

Lo spirito delle due piazze, che hanno manifestato in maniera democratica, è stato molto diverso:

Svegliatitalia ha visto un milione di persone manifestare per l’uguaglianza dei cittadini e per i diritti umani.

Il family day ha visto duecentomila persone manifestare per la differenza del diritto, perché l’Italia non riconosca i diritti a chi ancora non li ha.

Le 98 piazze del 23 gennaio erano per l’inclusione. La piazza del 30 per l’esclusione.

La piazza del Circo Massimo continua a voler basare su una differenza “presunta naturale” (di naturale nel fare famiglia non c’è nulla) una logica di potere per mantenere i privilegi di alcuni e le discriminazioni ai danni di altri, in questo caso delle persone omosessuali e dei loro legami. Infatti è stata la piazza delle minacce. La scritta: “Renzi ce lo ricorderemo”, campeggiava in uno striscione. Per non parlare delle offese ai danni della Cirinnà.

Il livello della seconda era molto basso: non si può parlare in questo modo di legami familiari, qualsiasi essi siano. Tradizionali e non. Non si può parlare di famiglie usando la minaccia, l’offesa, l’esclusione. E’ la confezione stessa della piazza del Circo Massimo a mostrarci la dannosa “mediocrità” del pensiero che guida coloro che vogliono stabilire quali sono le famiglie giuste e quali le sbagliate soltanto basandosi sull’orientamento sessuale di chi le compone.

Chiaro che la piazza del Circo Massimo sia stata abbandonata dai giovani. Non è solo la piazza del passato, ma la piazza del degrado dei valori dello stare insieme.

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