Psicologi possono rifiutare paziente gay: nuova legge anti-gay nel Tennessee (USA)

Amyx-Bumper-StickerDopo il caso del North Carolina e di altri stati americani, prosegue la riscossa omofoba negli Stati Uniti.Il governatore del Tennessee, Bill Haslam, ha firmato la legge che permetterà a psicologi e terapisti di rifiutare pazienti il cui stile di vita viene considerato una violazione di “principi sinceramente professati”. Una misura che consentirà quindi di rifiutare terapie ed assistenza a pazienti della comunità Lgbt, affermano i critici della nuova legge anti-gay varata nel profondo Sud americano che è destinata a creare nuove polemiche e proteste. A protestare non sono solo le associazioni Lgbt, ma anche l’American Counseling Association, associazione degli psicologi e terapisti, che considera la misura una violazione del codice etico in base al quale un professionista non può rifiutarsi di prestare assistenza ad un individuo in base “a valori, convinzioni e comportamenti personali”. Preoccupati i democratici dello stato che denunciano come il modo in cui è formulata la legge – che si appella vagamente a dei “principi” – potrebbe aprire le porte alle discriminazione anche di altri gruppi, comprese afroamericani ed altre minoranze.  il Governatore repubblicano ha replicato affermando che “la sostanza della legge non si riferisce ad un gruppo o ad una questione specifica, ma piuttosto permette ai terapisti, come fanno altri professionisti come avvocati o medici, di inviare un paziente ad un collega quando i suoi obiettivi o comportamenti violano i propri principi”.

 

Schermata 2016-04-29 alle 11.31.03Abbiamo intervistato a proposito Tullio Bonelli (foto), Psicologo e responsabile dei CAA – Centri Ascolto e Antiviolenza Anddos,

Quali considerazioni andrebbero fatte sul piano professionale in merito a questo fatto?

Questo provvedimento, oltre ad essere un precedente allarmante, rappresenta un pericoloso strumento nelle mani di psicologici e counselor per aiutarli a giustificare e consolidare l’esclusione sociale e l’omofobia. Nella mia formazione specialistica di psicoterapeuta, già dagli anni ’90, ricordo ancora le lezioni dei nostri didatti nell’addestrarci a saper riconoscere e distinguere i nostri valori ed i nostri sistemi di valutazione della realtà, cercando di ridurre al minimo le interpretazioni personali dei fatti  favorendo invece l’empatia e la comprensione della persona che avevamo di fronte. In stretta coerenza con quanto indicano le varie associazioni di professionisti, in primis l’Ordine degli Psicologi, dove si sottolinea che la consulenza non riguarda il consulente, ma le esigenze del paziente. Ne abbiamo parlato anche spiegando le varie problematiche affrontate dai nostri CAA, per cui, tra le problematiche da affrontare c’è senza dubbio l’atteggiamento di alcuni specialisti, soprattutto quelli dedicati alla cura della persona quali psicologi, medici ed avvocati, che dovrebbero spogliarsi da alcuni loro preconcetti quando hanno di fronte una persona lgbti.

Qual è la situazione degli specialisti in Italia? 

I risultati di alcune ricerche, ad esempio quelle del Prof. Lingiardi, condotte su migliaia di professionisti della salute italiani, evidenziano come circa il 60% degli psicologi (stesso dato si presume nel mondo) presentino ancora una mancanza di informazione  e una grossa dose di pregiudizio in tema di omosessualità, arrivando finanche al tentativo, a volte inconsapevole, a volte subdolo, ma comunque estremamente dannoso,  di modificare l’orientamento sessuale del paziente. Su questo punto, basti citare la lettera pubblicata più di due anni fa da ben nove ex guru mondiali delle terapie riparative, che hanno rinnegato questa pratica denunciandone le gravissime conseguenze sulla salute psicofisica del paziente. Ebbene, questo provvedimento rappresenterebbe un potente strumento nelle mani di questo 60% di professionisti psicologici e counselor per rafforzare i loro pregiudizi e la loro disinformazione in materia.

Quale appello si sente di rivolgere ai colleghi? 

Gli psicologi lavorano spesso con alcune delle persone più emarginate della società ed è loro responsabilità cercare di aiutarli, senza stigmatizzazione e giudizi di sorta, soprattutto quando le persone sono alla ricerca di aiuto. Ed anche in questo caso da curare non è certo l’omosessualità, quanto invece i fattori che generano l’omofobia, che purtroppo è presente anche in numerosi personaggi politici.

 

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