Teoria gender? Di vero c’è solo il nome

Biondi

Paola Biondi, consigliera segretaria dell’Ordine degli psicologi del Lazio

L’Ordine degli Psicologi ha preso posizione sulla teoria gender, una teoria che non esiste. “E’ un bel minestrone inventato ad arte da gruppi cattolici fondamentalisti che mischia le linee guida dell’OMS sull’educazione sessuale nelle scuole con un approccio sessista e patriarcale che vuole mantenere intatti i ruoli di genere rigidi e stereotipati”

Di Delia Vaccarello – Teoria gender, un falso che ha vero solo il nome, gender. Nome in uso per indicare la vasta letteratura a livello internazionale che è sorta intorno alle questioni legate all’orientamento sessuale e al genere, frutto di indagini, ricerche, testimonianze. Invece in Italia la “teoria gender” viene indicata come un flagello ai danni di allievi e famiglie ignare. E quel termine straniero, gender, poco compreso, viene riempito di valenze inquietanti quando non violente. Ne parliamo con Paola Biondi, psicologa e psicoterapeuta, consigliera segretaria dell’Ordine degli psicologi del Lazio, esprienza pluriennale in tematiche di orientamento affettivo-sessuale e identità di genere.

L’Ordine degli Psicologi ha preso posizione sulla teoria gender, una teoria che non esiste. Come mai? “In realtà il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi (CNOP) non ha espresso una posizione sua ma ha solo ripreso per intero il documento dell’AIP (Associazione italiana di Psicologia) che spiega l’insussistenza di una teoria gender. Alcuni ordini regionali (Marche, Lazio, Piemonte, Emilia Romagna ad esempio) hanno invece dichiarato chiaramente tramite comunicati stampa ed eventi locali la non scientificità dei fantasmi ideologici legati al gender”.

Dunque parliamo di non scientificità, senza alcuna ombra di dubbio. “La teoria o ancora meglio ideologia del gender è un bel minestrone inventato ad arte da gruppi cattolici fondamentalisti che mischia le linee guida dell’OMS sull’educazione sessuale nelle scuole con un approccio sessista e patriarcale che vuole mantenere intatti i ruoli di genere rigidi e stereotipati, con il timore (assolutamente infondato) che i bambini e le bambine possano diventare omosessuali solo partecipando ad un corso che insegna il rispetto per le differenze e promuove l’inclusività”.

Quali sono i capisaldi di questa teoria che nessuno sostiene se non i suoi detrattori i quali però hanno messo in atto vari strumenti di penetrazione nella opinione pubblica utilizzando in alcuni casi tam tam via whatsapp, volantini, e coinvolgendo i genitori? “La presunta teoria gender, spauracchio di persone religiose e genitori inconsapevoli e ignoranti, prevede che bambini molto piccoli siano obbligati, a scuola, a compiere atti sessuali come la masturbazione, a vestirsi del genere opposto utilizzando anche il trucco (per i maschi ovviamente) e che assistano a lezioni sul sesso chiaramente inadeguate alla loro età. Chi dovrebbe poi fare questi corsi non è dato sapere. Inoltre, questo tipo di corsi, che secondo i detrattori della “ideologia del gender”, sarebbero “spacciati” come corsi sulle discriminazioni e il bullismo, avrebbero il potere di modificare l’orientamento affettivo-sessuale e l’identità di genere dei minori che vi assisterebbero”.

Una modifica impossibile, come è stato ampiamente dimostrato anche da una ricerca ad hoc, il lavoro della task force Apa sui “soce” cioè i “Sexual Orientation Change Efforts” del 2009, vale a dire i tentativi di cambiare l’orientamento sessuale. Chi propone di cambiare l’orientamento sessuale di una persona sta ideando un progetto violento, violento per tutti, sia etero che gay o lesbiche. Non è tutto. “Sconvolge – aggiunge Paola Biondi – che, nonostante fonti autorevoli abbiano spiegato l’inesistenza scientifica di tali “voci”, i genitori preferiscano continuare a credere a quanto viene detto da personaggi pubblici non esperti piuttosto che informarsi autonomamente”.

BlogPost1-Kw_PicMa davvero è tutta invenzione? Prima si diceva che l’omosessualità era contro natura, ma era un’altra cosa. Gli organismi internazionali l’hanno cancellata dal novero delle malattie mentali oramai il secolo scorso. La teoria gender può vantare qualche fondamento a livello scientifico magari male interpretato? “L’unica cosa scientifica riguarda la parola “gender”, cioè genere, poiché è proprio di questo che si studia in tutto il mondo da decenni. Parlo degli studi di genere, interdisciplinari, che hanno come obiettivo analizzare ed evidenziare come nelle varie società il fatto di appartenere ad un sesso o all’altro determini alcuni aspetti impliciti (ruoli, aspettative, esigenze, tipo di lavoro, persino guadagni). Dall’evidenza scientifica del gender pay gap al “rischio” di omosessualismo (termine inesistente in letteratura tra l’altro, che indicherebbe la propaganda pro-gay) ce ne passa”. Ancora. Chi agita la teoria gender dice che facendo riferimento agli organismi internazionali si vogliono azzerare le differenze tra maschio e femmina e si vogliono indurre i ragazzini fino ai 4 anni a pratiche di masturbazione. Sulla base di queste affermazioni si demonizzano i progetti contro i pregiudizi nelle scuole. E’ falso (la ministra Giannini ha preso una precisa posizione in tal senso). Quale delle due affermazioni può essere ritenuta più grave?

“Entrambe in quanto assolutamente false. Impossibile eliminare le differenze tra maschio e femmina (o uomo e donna se vogliamo parlare di genere) ma assolutamente necessario (ed è questo l’obiettivo dei progetti demonizzati) eliminare discriminazioni basate sull’appartenenza ad una delle due categorie. E’ necessario che abbiano entrambe le stesse identiche opportunità e prospettive. E’ fondamentale poter sviluppare le proprie attitudini quale esse siano, diventare se stessi/e, essere rispettati/e, ma soprattutto essere considerati/e uguali davanti alla legge e nel mondo del lavoro. Non c’è nulla di male se una bambina desidera diventare idraulica o un bambino vuole fare il puericultore, come non c’è niente di male se un bambino si sente bambina o se preferisce i maschietti alle femminucce. Partendo dal presupposto che non c’è niente di sbagliato nell’essere omosessuali o transgender non si comprende una tale escalation di paure che spingono a azioni così violente.”

C’è una altra questione, importante, da affrontare, il rapporto Natura/Cultura. L’antropologia culturale ci dice che la Natura dell’uomo è la Cultura, senza è impossibile la vita. Ma è possibile e utile una qualche distinzione? Venendo alle nostre questioni, l’identità di genere è legata completamente alla cultura? Per questo alcune sentenze recenti non hanno ritenuto necessario l’intervento chirurgico per il cambio del nome all’anagrafe nel caso di persone transessuali? Oppure la biologia ovvero la natura ha una sua voce?“Non direi. Sebbene il genere sia un concetto socialmente e culturalmente determinato non si può eliminare del tutto il contributo della biologia. Anche le persone transessuali, che sono nate con un corpo diverso da quello che sentono proprio, sono quello che sono grazie ad un’esperienza fisica e psichica legata ad una corporeità specifica. Se avessero avuto un altro corpo sarebbero state persone diverse”. Soffermiamoci sul significato delle sentenze.

“Le sentenze che hanno permesso il cambio anagrafico in assenza di RCS (Riattribuzione Chirurgica del Sesso) sono corrette letture della legge 164/82 che regolamenta l’iter medico e giuridico per le persone transessuali. Nel testo della legge infatti non è previsto l’obbligo di intervenire chirurgicamente se non nei casi in cui questo sia indispensabile per ottenere il cambio anagrafico. A questo proposito mi rifaccio ad alcuni passaggi della legge. L’art. 1: ” La rettificazione si fa in forza di sentenza del tribunale passata in giudicato che attribuisca ad una persona sesso diverso da quello enunciato nell’atto di nascita a seguito di intervenute modificazioni dei suoi caratteri sessuali “. Qui il testo non esplicita che si tratti di modificazione ai caratteri sessuali primari o secondari. Il riferimento ad eventuali interventi chirurgici (per altro già effettuati) è inserito nell’art. 21 del D. Lgs 150 del 1/9/2011 che cita “4.  Quando risulta necessario un adeguamento dei caratteri sessuali da realizzare mediante trattamento medico-chirurgico, il tribunale lo autorizza con sentenza passata in giudicato”, conclude Paola Biondi.

Ecco. La legge dice con chiarezza: quando risulta necessario. Aprendo la strada alle sentenze che non hanno considerato indispensabile la riattribuzione chirurgica del sesso per il cambio del nome all’anagrafe. Si tratta di una legge che sancisce principi molto alti relativi al concetto di benessere psicologico e sessuale di una persona. E che non lega la sessualità alla presenza di un organo, ma ad un equilibrio tra fattori fisici e psicologici. Una concezione molto avanzata che impone una domanda: dal 1982, anno di battesimo del testo, abbiamo fatto passi in avanti? Oggi la sessualità è espressione dell’individuo o consumo? Forse lo spauracchio della “teoria gender” trova radici anche in una sorta di degrado culturale della sessualità, troppo spesso non vissuta come relazione tra persone. E quando una società rischia di smarrire il valore insindacabile della persona, e la sua invalicabilità, le inquietudini prendono il sopravvento.

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