Zahed, imam gay, vieni ad Assisi con tutti i credenti lgbt

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Ludovic Mohamed Zahed in un convegno

Di Imam come lui, che hanno portato i matrimoni same sex in moschea, ce ne sono al mondo solo altri due. “Dobbiamo separare la religione come struttura politica, dogmatica, ideologica, fascista e totalitaria dalla religione come realtà spirituale, universale, inclusiva e umanista”

Di Delia Vaccarello – Includere e non respingere, imparare a creare relazioni non azzerando quelle differenze che i pregiudizi considerano il male in assoluto. E’ la sfida di Ludovic -Mohamed Zahed, imam, gay dichiarato, 38 anni spesi per innovare una tradizione che sente sua ma alla quale non può non apportare modifiche. Lo ha fatto con dolore e coraggio. Tra le sue imprese, la creazione a Parigi di una moschea per tutti, piena di bandiere arcobaleno, dove nessuno ti dice che se sei omosessuale sei perverso. Dove si celebrano i matrimoni same sex e i funerali “veri” delle persone trans, recitando il nome di approdo, quello della identità conquistata. In un momento in cui in Italia le frecce del razzismo si fanno più acuminate parlare di Zahed vuol dire narrare uno degli esempi alti di attivismo autentico teso al contrasto delle discriminazioni. Molti degli articoli che illustrano storia e pensiero di Ludovic -Mohamed Zahed sono pubblicati nel sito Il grande Colibrì, ottimo strumento dedicato a scandagliare le questioni legate al mondo orientale e alla realtà omosessuale e trans.

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Daayiee Adbullah, altro imam gay dichiarato negli USA

Zahed è sceso in campo anche in Italia, andando in giro per incontri e illustrando la sua storia, partecipando al pride 2015 a Milano. Di Imam come lui, che hanno portato i matrimoni gay in moschea, ce ne sono al mondo solo altri due: Muhsin Hendricks, 44enne sudafricano, che fa coming out nel 1998 e crea la prima rete di musulmani gay Al Fitrah. Le sue lotte hanno come obiettivo l’inclusione dei religiosi omosessuali. In America, invece, c’è Daayiee Abdullah, 60enne, imam gay e ricco manager dell’informatica. Nasce a Detroit si laurea in Legge,fa coming out, nel 2000 viene espulso dal Seminario di studi islamici perché gay. Da allora si proclama Imam e celebra nozze gay. In piena tempesta Hiv celebra i funerali dei musulmani gay morti di Aids rifiutati dalle altre moschee.

Zahed è il più giovane dei tre e il suo terreno di azione è per il momento l’Europa. “Per cinque anni studio teologia in Algeria, mia terra natale, per diventare imam: la maggior parte dei miei compagni di studio diventeranno imam. A 17 anni scopro che quello che provo si chiama “omosessualità” e mi rendo conto di aver represso durante gli anni dell’adolescenza tutti i desideri e i sentimenti che provavo nei confronti di altre persone del mio stesso sesso”, racconta così la sua storia Zahed (il virgolettato è tratto da un articolo di www.ilgrandecolibri.com/) . La scoperta della omosessualità è una liberazione, ma è conflittuale il rapporto con la tradizione islamica. Inizia per Zahed un periodo di grande travaglio, siamo nel cuore degli anni Novanta e l’islam che sperimenta non è quello che lui vorrebbe. Si trasferisce definitivamente in Francia, una Francia dove si respira troppo spesso un clima islamofobo, e si iscrive a psicologia. Il suo rovello è quello di tanti: come ho fatto per tanto tempo a censurare la mia sessualità e la mia emotività?

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Ludovic Mohamed Zahed durante una cerimonia tra due donne nella sua moschea a Milano

Per un periodo prova a fare a meno della spiritualità: “E scelgo così di amputarmi della spiritualità, come ci si amputerebbe di un braccio. Mi costringo a non pregare più, a non fare più il Ramadan, a non leggere più il Corano che ho imparato a memoria in arabo. Cerco invece di diventare l’archetipo dell’omosessuale, passando da un estremo all’altro”.

Ma non può durare. Prova con il buddismo, fa un viaggio in Tibet, e si sente dire che l’omosessualità è perversione, che le donne sono inferiori agli uomini. Non gli piace, non è quello che cerca. Capisce che può esserci un fondo “fascista” dentro le religioni che lui si impegna a contrastare. Allora, anche se gli sembra di assumere persino toni presuntuosi, sceglie di “dare una ultima possibilità all’Islam”. Torna alla tradizione, la sua, ma con uno sguardo nuovo, quello di colui che non vuole rinunciare ma desidera integrare, che vuole aggiungere e non togliere forza alla sua vita e a quella della collettività. “Il buddismo mi ha spinto a riappropriarmi dell’islam perché mi ha fatto capire, da un lato, che abbiamo gli stessi problemi dappertutto e che dobbiamo affrontarli insieme e, dall’altro, che possiamo e soprattutto dobbiamo separare la religione come struttura politica, dogmatica, ideologica, fascista e totalitaria dalla religione come realtà spirituale, universale, inclusiva e umanista”.

E’ la svolta. La critica della religione come religione di stato, come griglia politica, libera l’azione politica di Zahed. Tiene la spiritualità, è un valore per lui irrinunciabile. In Francia fonda l’associazione degli Omosessuali musulmani di Francia (HM2F). Si impegna a dare serenità a omosessuali e trans islamici, a far sì che vivano la propria sessualità e identità in pace, a creare ponti e fertili dialoghi. Diventa un punto di riferimento e un numero sempre più folto di persone gli chiede di organizzare momenti di preghiera e Ramadan. Nel 2012 dà vita alla moschea inclusiva che non da peso a nessuna differenza, incluse quelle su base etnica identità di genere orientamento sessuale. Fonda con altre associazioni un centro per promuvere la presenza di Imam progressisti. In alcuni articoli Zahed lamenta il doppio isolamento dei credenti lgbt, che siano ebrei, islamici, cattolici, isolati dentro le loro comunità e tenuti a distanza da alcune realtà del movimento che non capiscono e nutrono sospetti nei confronti dei credenti gay quasi fossero più inclini a un certo compromesso, a svendere la propria sessualità pur di essere accolti dalle istituzioni religiose. Un fenomeno che in Italia non è affatto residuale. In francia Zahed è riuscito a creare momenti importanti di confronto tra le diverse associazioni, un raduno in parlamento e persino un “pellegrinaggio inclusivo” in Palestina. Possiamo dargli un suggerimento? Caro Zahed organizzate un incontro di tutti i religiosi lgbt e friendly ad Assisi, luogo per tradizione aperto a diversità e spiritualità.

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